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    October 24

    Nero Wolfe è stato a Bari

    Aeroporto di Bari, anni '60, all'epoca intitolato a Jacopo Calò Carducci - www.diloscenter.it/web/sulfilodellastoria
     
    E, per l'esattezza, ci ha vissuto.
    Per chi non lo sapesse, Nero Wolfe è un investigatore privato imperituro (visto che se ne parla tutt'oggi), creato da Rex Stout tanti anni fa. Si dice sia il figlio clandestino di Sherlock Holmes (notare che il numero di sillabe e le vocali sono state tramandate intatte nel pargolo) e Irene Adler, partorito in una catapecchia nel Montenegro, all'ombra dell'eponima Montagna Nera, nella cui terra sarebbe cresciuto. Dei trascorsi pittoreschi e "anti-titini" del passato di Wolfe, di cui in molti dei racconti/romanzi in cui compare si fanno solo accenni, si riesce ad avere un'idea franca nel romanzo "The Black Mountain", tristemente tradotto in Italia dalla Mondadori (Wolfe stesso avrebbe deplorato) con "Nero Wolfe fa la spia". In questa storia, il nostro pingue e inamovibile Nero (Archie Goodwin, suo braccio destro, segretario, tirapiedi ecc, ci dice spesso che il grande Nero ammonterebbe a un settimo di tonnellata...) si smuove per ragioni personali dalla casa di New York per tornare in Montenegro. Per far ciò deve, di necessità, tornare in una città in cui, come viene raccontato, ha vissuto per diverso tempo in gioventù: Bari.
    La narrazione è fatta da Archie Goodwin in persona; il libro è del '54, per cui dovremmo arguire che l'epoca dei fatti potrebbe essere quella.
    Arrivo a Bari.
     
    "D'accordo, erano le cinque di una bella giornata festiva di aprile, per l'esattezza la Domenica delle Palme, e il nostro aereo era privato, e Bari non è una metropoli, ma nonostante questo mi sarei aspettato un pò di movimento, all'aeroporto. invece niente. Era morto. Naturalmente doveva esserci qualcuno nella torre di controllo, così come doveva esserci qualcuno nel piccolo edificio in cui entrò il pilota, ma questo era tutto, a parte tre bambini che buttavano palline di cartacontro un gatto addormentato".
     
    Arrivati in centro, potremmo dire forse dalle parti di via Capruzzi, che non posso sapere come fosse all'epoca, trovano un amico barese, abitante della Bari vecchia dell'epoca, tal Paolo Telesio, e salgono su una Fiat utilitaria. Così Archie racconta l'autista Telesio.
     
    "Cominciò a sparare una raffica di domande, ma Wolfe non rispose, e non seppi dargli torto. Ero più che disposto a fidarmi di Telesio come di un fratello, ma solo per quanto riguardava il lavoro. Come autista invece, non gli avrei affidato neanche un triciclo. A quanto pareva, era convinto che tutti gli ostacoli mobili e immobili si sarebbero tolti di mezzo alla strada prima del suo arrivo. E quando questo non accadeva, una frazione di secondo prima di andarci a cozzare contro, sterzava allegramente, continuando a guardare Wolfe. Quando fummo a destinazione tirai un sospiro di sollievo."
     
    Sbarcati in una casa barese, dopo essersi un pò acciuccati con vino e mandorle, si mangia finalmente.
     
    "Mangiammo al tavolo d'angolo. Non c'era latte e Wolfe mi consigliò di accontentarmi del vino. Preferii l'acqua corrente, anche se non era troppo fresca. La cena consisteva in un unico piatto, cucinato da Wolfe. Dopo tre bocconi gli domandai che cos'era. Rispose che quel tipo di pasta si chiamava "tagliatelle", e che la salsa era fatta con acciughe, pomodori, aglio, olio d'oliva, pepe, basilico e pecorino. Spiegò che aveva trovato il pecorino in un buco del pavimento. Gli chiesi come aveva fatto a scovare il buco, e lui rispose che si era ricordato delle abitudini locali."
     
    Pronti, si parte per il Montenegro, a bordo della "Cispadana", enigmatica imbarcazione barese con un nome quantomai insolito, con a bordo Guido.
     
    "Ci sono imbarcazioni e imbarcazioni. La Queen Elizabeth è un'imbarcazione, così come era un'imbarcazione il guscio di legno che avevo portato a forza di remi in giro per il lago di Central Park, in un pomeriggio d'agosto per vincere una scommessa fatta con Lily Rowan. Anche quella di Guido Battista era un'imbarcazione, ma molto più simile alla seconda che alla prima. Era lunga dodici metri, e non doveva esser stata ripulita dai giorni in cui i Romani l'avevano usata per dare la caccia ai contrabbandieri levantini. Comunque era stata modernizzata grazie all'aggiunta di un motore. Durante il tragitto, una delle mie occupazioni preferite fu quella di cercare di appurare dove erano stati seduti gli schiavi addetti ai remi, ma non ci riuscii"
     
    "Nero Wolfe fa la spia", Rex Stout, Mondadori 2006
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: quella dell'altra volta
     
    October 22

    Be Kind Rewind - Cristo e la zappa parte seconda

    Chiedo scusa per la lunga assenza.
    Ho disertato lo space per cause psico-biochimiche (eheh) per cui ho letto solo ora i recenti commenti.
    Innanzitutto, non mi aspettavo nemmeno che avrebbe, l'ultimo post, sortito qualche commento. Mi sembrava l'isolato delirio estemporaneo di una naufraga in terra straniera. Invece vedo che alcuni l'hanno presa seriamente e hanno implementato il discorso. Anche troppo seriamente: scusate se faccio quest'appunto che giuro di non rifare più, ma la prossima volta non potreste cercare di scrivere un pò più semplice? voglio dire: lingua per i comuni mortali. Perchè chiunque può capitare sullo space e sarebbe bello che tutti siano in grado di leggere e capire quel che si sta dicendo in "accademichese", per quanto, mi rendo conto, per chi ci lavora o ha studiato queste cose è molto difficile abbandonare i paroloni.
    Cmq è stato detto tutto, mi pare, e anche di più; vorrei aggiungere solo una cosa: certo, ridurre il discorso del comportamento individuale al solo fattore "strutturale" (vedi: biochimica, ormoni, ecc...) è un pò riduttivo, ma solo un pò. Voglio dire, se siamo fatti, strutturalmente, in un certo modo, va da sè che tutte le funzioni, sia fisiologiche che psichiche, dipendano strettamente dalle interazioni delle strutture tra di esse e con l'ambiente esterno. Il limite attuale è che non sappiamo esattamente come funzionino certe cose (ad esempio la produzione del sogno, il pensiero ecc) ma sono fermamente convinta (e centinaia di studi lo dimostrano) che il nocciolo della questione sia biochimico. Che su questa biochimica si possa influire in  qualche modo, qui si basa il mistero e, per così dire, lo spiraglio della cosiddetta psicanalisi. Molti intellettuali, e questo mi dispiace, credono ancora che le parole "biochimica" o "chimica" siano in antitesi con il "pensiero", il concetto moderno di "psiche" e così via: niente di più sbagliato: psiche e pensiero sono l'epifenomeno, così come noi lo percepiamo, di un complicata interazione tra molecole, di reazioni chimiche e elettricità che noi produciamo. La nostra conoscienza a tal riguardo è ancora minima: ancora non sappiamo alcune aree del cervello come funzionino esattamente, nè sappiamo dire se e come l'attuale inquinamento elettromagnetico può aver "inquinato" le nostre funzioni fisiologiche (e psichiche). Pensate che tutti i cellulari presenti nell'etere, gli "inutili" tralicci sparsi come alberi per i campi (di questo mi riservo di parlare più in là) non abbiano in qualche modo influito sui nostri equilibri? Sicuramente, solo che non possiamo ancora rendercene conto, o non abbiamo i mezzi per identificare e quantificare il cambiamento. Quindi, tornando a quel che dicevo nel precedente post, biochimica e ambiente esterno sono più ingerenti di quel che vorremmo accettare. Tutto qua.
    Torniamo ai discorsi seri:
    qualche sera fa avevo bisogno di un film divertente e mio fratto mi ha suggerito "Be Kind Rewind".
    Una cosa che più divertente non si può. Il film è di una semplicità disarmante: due tizi, di cui uno lavora in un videonoleggio, si ritrovano ad aver a che fare con una catastrofe: tutti i vhs del negozietto sull'orlo del lastrico vengono cancellati... la soluzione del problema diventa poi la trovata che risolleva e unisce l'intero quartiere: maroccare tutti i film a modo loro. Trovate geniali, per gente povera di mezzi ed effetti speciali... per un film così semplice, nella trama,, ambientazioni, ecc, sembra quasi un miracolo la riuscita senza scadere nelle banalità, volgarità o nel grottesco. Jack Black è sensazionale, come pure Danny Glover; piccola particina pure per Sigourney Weaver, gaciale come solo lei sa esserlo (dopo le frequentazioni con alieni... ahah). Film consigliatissimo, da vedere.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Beautiful lie, 30 seconds to Mars
    September 26

    Quando piove zappa Cristo

    Avete mai riflettuto sul fatto che ogni nostro stato d'animo sia influenzato più dagli ormoni e dall'ambiente esterno che dalla nostra volontà? E' scientificamente provato che sia così; è stato altresì provato che con tecniche particolari di respirazione e di "meditazione" (gli orientali ne sanno qualcosa) si possa controllare qualcosa del sistema neuro-vegetativo, quello cioè non cosciente, ovvero involontario. E il sistema endocrino, cui si deve la produzione degli ormoni, è in parte regolato dal vegetativo. Sembrerebbe che alcuni riescano addirittura a controllare le funzioni del sonno e della pressione arteriosa.
    Tuttavia, grandi asceti esclusi, noi comuni mortali siamo più che altro "soggetti" agli "umori". E che ciò avvenga nella moderna società del controllo, è quantomeno insopportabile a dirsi. (senza contare al pensarsi).
    E' qualcosa di terrorizzante, se ci pensate: tutte le volte che siamo nervosi, arrabbiati, svenevoli, sdolcinati, amichevoli, annoiati, allegri, gioviali, depressi, malinconici, eccitati, energici... ogni singola volta non siamo noi a deciderlo; è la nostra biochimica a farlo. E se pensiamo a quanto questo condizioni poi le nostre azioni e il risultato di esse, c'è quasi di che star male.
    Crediamo di controllare il nostro destino, ed è invece il nostro corpo a controllarci.
    Oh sì, convengo che alcuni siano meno soggetti di altri a questo giogo; suppongo dipenda dalle differenze genetiche. E tuttavia, siamo poi così sicuri che la dinamica del controllo sia una cosa positiva? Voglio dire, sarà davvero il nostro vero "Io" ad essere espresso se riusciamo a controllare le emozioni, o non sarà più vera quella parte biochimica indipendente dalla nostra volontà, proprio perchè indipendente?
    Al momento attuale, non lo so.
    So però che è alquanto angoscioso riconoscersi schiavi di un "se stesso" incontrollabile. E non so neanche a questo punto se l'angoscia sia una cosa naturale e giusta, o se non sia invece il sintomo di una malattia da combattere per star meglio.
    C'è chi dice che il destino l'uomo se lo fa da sè, e chi invece che è il destino che fa l'uomo.
    Io so solo che l'uomo può fare delle cose, non delle altre.
    E che se piove a dirotto, il contadino se ne sta a casa, e anzicchè zappare se ne sta dietro alla finestra a guardare. Cristo che, che lui lo voglia o no, zappa.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Born to be wild, ACDC
     
    September 18

    Record

    Attenzione gente, il 24 ottobre prossimo faccio 4 anni di bloggismo.
    E' una specie di record.
    l'altro record verrà il 16 novembre: mai fu più duratura frequentazione con un'Inospettata Conoscenza Cinematografica ecc
    E il terzo record, riguarda il periodo più longevo di benessere psico-fisico, terminato alcuni giorni fa.
    Da allora, sono depressa.
    Per motivi vari (la depressione non può essere mai una cosa singola).
    Mi sembra come se tutto vada per i fatti suoi; cioè, non è che vada proprio storto (oddio, pure quello...) ma è che le cose vanno davvero per conto loro... sapete, come quando incocci per caso con una pietra, per una stradina di campagna e quella rotola per i fatti suoi lontano da te, acquistando velocità... Le cose vanno lontano da me e io non riesco a prendere potere.
    Dovrei fare delle scelte, e al contrario mi sembra che siano le scelte e scegliermi, come se in realtà fossero obbligate. Non so se mi spiego.
    Vorrei essere più allegra, intraprendente, frizzante... e invece sono spenta come una lampadina fulminata. Neanche le coccole mi bastano; ho sempre l'impressione di non averne abbastanza. E sono ingiusta, tremendamente ingiusta e miope, perchè dovrei riconoscere invece quanto facciano tutti quelli che mi sono intorno per me.
    Ho paura di tutto; del futuro soprattutto. Ho paura di riempirmi la testa di sciocchezze, sogni e cose che non si realizzeranno mai; ho paura di prendermi in giro. Ho paura di deludere gli altri (chi? bò), di non esser forte abbastanza, come loro vorrebbero. Di non essere brava abbastanza.
    E quel che è peggio, m'incazzo ancor di più, con me stessa, perchè sento che così facendo non mi godo la vita, e mi sembra ingiusto.
    Di qui a qualche mese forse le Insospettate conoscenze cinematografiche & co non saranno più qui, e anzicchè approfittare di ogni giorno che c'è, mi riempio la testa di mugugni e piagnistei.
    Non riesco a spiegarmi, e quando mi chiedono che c'è che non va non capiscono. Mi sento terribilmente sola.
    Spero di non battere anche il record di longevità di depressione.
    August 15

    Perchè i giornali di moda mi mettono tristezza

    Perché i giornali di moda mi mettono tristezza?

    Bò.

    Saranno quelle facce anonime e allucinate, meno vitali di un manichino. Quelle ossa smunte che ti fanno pensare a una cripta o un obitorio. Morti imbalsamati. Impagliati come gufi e teste d’alce.

    Saranno quelle pelli bianche, quasi diafane, quelle espressioni malate.

    Sì, credo che le foto delle reclame modaiole mi facciano tristezza perché sembrano reportage di ospedali; facce malate, debolucce, mosce.

    Mi chiedo se sia davvero così che ci vedono e ci interpretano i maestri dell’alta moda.

    Mi chiedo se di riflesso noi ci vediamo davvero così.

    Gli abiti, poi. Abiti? A volte stenti a definirli così. A parte che non sempre è chiaro cosa diavolo abbiano indosso. A volte ti sembrano esattamente le piume decorative del gufo impagliato di cui sopra; altre volte un invito alla vita circense; altre volte li percepisci come un destro nell’orbita o, se preferite, un colpo al plesso solare appena dopo mangiato: accostamenti cromatici nauseanti, linee e forme assurde, che sulle predette quattro ossa incollate non fanno un bell’effetto.

    Una reclame su venti o trenta trova motivo di esistere, e allora apprezzi un certo cachemire o un certo abitino, chissà perché di perfetti sconosciuti che godono di un magazzino sul territorio nazionale e un sito internet.

    Nemmeno i prezzi fanno un bell’effetto; o, per lo meno, a volte fanno sorridere; la prima cosa che mi viene in mente quando guardo una certa cifra è “Ma perché? che cos’ha di così speciale questa scarpetta (tra l’altro – magari – brutta)?”.

    Notate che quando si descrive l’abbigliamento e gli accessori nelle didascalie a fondo pagina si aggiunge il prezzo tra parentesi, ma non sempre. Cioè, quando si supera la terza cifra, si preferisce omettere: e direi menomale, perché diversamente ci sarebbe di che vergognarsi.

    Vado a spiegarmi: le rubriche di questi giornaletti modaioli sono molto originali, profonde, e ti sconvolgono radicalmente la vita (ma di ciò parleremo fra poco). Una di queste riportava una serie di oggetti e abiti in tema, e il tema era “effetti ottici in bianco e nero”; uno degli abiti era una cosa lunga, appunto in tema, poco visibile, ma quel poco che era visibile vi assicuro che fosse poco appetibile, griffe ovviamente Moschino (ovviamente perché la tale griffe offre risaputamente a vedere un’accozzaglia di cose prive di un qualsivoglia gusto), costo 995 euro. Ora, supponendo che il materiale abbia un costo di 100 € (ma esagero), e che la manodopera risulti di altre 100 €, e che quella minuscola foto che fa pubblicità costi alla casa altre 100 €… come diavolo si possono giustificare i restanti 695? Io, se fossi uno della Moschino, mi metterei a vergogna. Ora, capirete bene che per dei simili obbrobri di qualsivoglia nome e cognome, o cosette delle quali il costo esorbitante è assolutamente ingiustificato, aggiungere tra parentesi un costo che superi addirittura le tre cifre sarebbe un’autentica vergogna. C’è da chiedersi chi sono quei cani e quelle cagne che firmerebbero assegni di quella portata per oggetti tanto kitsch. Tanto più che non sono nemmeno “necessari”. Credo sia questo, più di tutto, che mi dia il voltastomaco.

    Tra le migliaia di foto, ogni tanto un rigo scritto. E sarebbe meglio non leggerlo.

    Ci trovi la rubrica del “come fare se hai un appuntamento subito dopo lavoro?”. Aiuto, condizione di assoluta emergenza: servono assolutamente le scarpe da ricambio così, le calze cosà, la borsetta colì, i trucchi del mestiere da borsetta da 40 € l’uno… ah, sì, anche l’indispensabile manuale “Una posizione al giorno”, perché a far sempre la stessa poi ci si annoia.

    Ci trovi un brano tratto da “Ho sposato un deficiente” di Carla Signoris, che a dirla tutta più che ridere mi ha fatto ancor più tristemente sorridere. E poi, se proprio vogliamo dirlo: chi è più deficiente, il deficiente o quella che l’ha sposato?

    Ci trovi un servizio su Masters e Johnson, i coniugi pionieri della sessuologia nell’america bigotta che usciva dagli anni ’60… già perché questi giornaletti hanno bisogno di qualcosa per far tiratura.

    Quindi, sesso, cadaveri ricoperti di stracci da mille euro, e make up.

    Solo i morti infatti possono esser di una superficialità così abissale.

    August 09

    back again... con mui tristesa

    Eccomi qua.
    Di nuovo.
    Dopo altri millenni di silenzio.
    Non è che non abbia avuto da fare, per carità.
    Il fattto è che mi era preso il crampo all'indice.
    No, non era un crampo. Era un caso di combinata vuotaggine post-esame+lutto insieme.
    Lutto in solvenza, diciamo. Post-esame molto postumo e molto granitico da digerire, anche.
    Vacanze a spizzichi e molliche, ma grandiose.
    Tanto sole, tanto mare, tante zanzare e tanto caldo cui far fronte con letti che girano per una casa salentina ora qui ora là, fin quasi sulla veranda retrostante, in cerca di frescura, fasce per capelli come bende per gli occhi (al mattino non era carino trovare il mica-tanto-timido raggio di sole a darti il buon giorno...).
    Fette di melone arcobaleno a gogò.
    Gatti che s'infrattavano nel cuore della notte... sGATTaiolando furtivi fino a... pisciare sui cuscini.
    Mandorle e cocco sotto l'ombrellone.
    E scacchi (cui sono stata battuta ben due - e sottolineo: DUE - volte da Don Juan) sempre sotto il suddetto ombrellone.
    Serata di movida ora qua ora là (da Gallipoli e Lecce, dal Manzanarre al Reno.... a propo, voto fortemente Gallipoli per movida, bellezza e foltaggine di gente e botteghe, seconda Castro marina  - per meriti friggitorici e gelateschi, oltre che per panorama - terza Otranto, penalizzata per i prezzi un pochetto esosi, e il lieve snobismo. Fuori categoria Lecce, bella, in tutte le stagioni dell'anno....).
    Gli spaghetti al sugo di tonno, con replica; alterati sinfonicamente ai panini (al tonno pure quelli; tranne l'ultimo giorno, dove per ribellione si è giunti al compromesso: prosciutto crudo e pomodoro + insalata e svizzero...).
    Mare gradatamente in chiave ventosa, dal forza sette a forzaaaaaaaaaaaaaaaa
    si giocava come bambini fra le onde, a fare Geronimoooooooooooooo, si correva (che fatica) e si zompava di pancia, di schiena, ora sotto, ora sopra...
    poi, infine, si è tornati a casa. Troppo presto, a mio parere. Mi ero ambientata troppo bene a far niente nella grande e bella casa salentina... tanto che mi è presa una malinconia acuta. Mui, mui tristesa. Acuta come il piccio di un bambino che vuol andare sulle giostre e il papà gli dice "Nu". Acuta tanto che i miei compagni di viaggio l'hann scambiato proprio per piccio propriamente femminile e inspiegabile. Infatti, neanche io sapevo spiegarmelo. Mui mui tristesa.
    Ma l'estate non è finita. E nemmeno la vacanza. Forse.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Enjoy the silence, che Le insospettate conoscenze cinematografiche & co mi costringe a cantare sempre più spessoe  per di più... in pubblico! mancava solo il cappello rovesciato, in spiaggia...
     
     
     
    June 21

    Mare immaginario

    Per cambiar argomento rispetto all'ultimo trattato, ma restar in mestizia.... il tempo sta facendo di tutto per non farci andar al mare, ma io a votare non ci andrò lo stesso. Oh... no, non rinuncio ad un mio diritto costituzionale. Semplicemente SI', vorrei vedere quella porcata di legge che il signor Calderoli aveva caldeggiato stracciata, ma NO, non sostituita una porcata ancora peggiore. Quindi l'unica speranza che resta a noi schifiltosi verso le leggi puzzone, è che fallisca questo referendum che personalmente avremmo preferito non fosse mai stato proposto in questi termini.
    Godiamoci la vista di questo mare immaginario.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Bandiera Bianca, Battiato
    June 12

    Sisina: un nome, un condominio, un'istituzione

    Oggi è morto il mio nome.
    E' morta mia nonna.
    Si chiamava Angela Teresa come me. Anzi, a essere precisi, sull'anagrafe qualche anno fa abbiamo scoperto che è registrata solo Angela. Ma non per questo abbiamo smesso di chiemarla Sisina. O nonna Sissi.
    Non è molto giusto, forse dispiacersi per qualcosa che prima o poi sai che deve succedere, e che anzi arriva a troncare ulteriori inutili sofferenze.
    Ma, sapete, ciò che mi dispiace di più, a parte il fatto che non mi vedrà laureata, è che non potrà farsi conoscere ancora e apprezzare per quella che era. Una nonna sprint, una supernonna che tifava Milan sfegatatamente. Che seguiva la Formula uno, e qualunque altro sport possibile. Che vedeva Beautiful da quando è nato Ridge. Che non si è mai persa un'Isola dei famosi, una Casa del Grande Fratello, una lezione di Amici...
    Una nonna forte, indomita, che non si scomponeva facilmente, ma mandava a fanculo chiunque senza tanti problemi.
    Una nonna che non vedeva di buon occhio preti, frati e suore, ma che sapeva pregare in cuor suo quando doveva.
    Mia nonna è ricordata da tutti qui, soprattutto i vecchi coinquilini del suo condominio. Ne ho sempre sentito parlare, di questa leggenda del condominio, ma solo oggi ne ho avuto un'idea più chiara. Quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, la vita in questo condominio non era come oggi l'asettica separazione in loculi di alveare invisi gli uni agli altri, ma una grande famiglia. Si viveva quasi in comunità. Nonna è sempre stata un'ottima cuciniera (ci mancheranno le sue polpette, la focaccia inimitabile, la pizza di ricotta, le bragiole con i peperoncini messi interi dentro, le zucchine in agrodolce, la torta al cioccolato, i cannuoli...) e quando cucinava e si spandevano i profumi, chiunque pasava a piluccare... ci si gestiva i figli propri e i figli degli altri, si viveva tutti insieme...
    non so se, e fino a che punto, questo sia una cosa buona. Ma so che ne sento sempre parlare tutti con nostalgia.
    Mia nonna era un'istituzione, un baluardo di una vecchia vita che fu. Mia nonna era donna di fegato, capace di saper restare lucida quando altri venivano meno; donna che veniva chiamata quando c'erano bambini da far nascere o morti da abbellire e seppellire.
    Mia nonna ha tirato su cinque figli maschi, con l'eterna speranza che la prossima sarebbe stata femmina... e aveva sempre uno sguardo ironico, ma indomito. Mia non lo sapeva, ma era una guerriera, e le è sempre piaciuto di prender per il culo tutti, anche la vita.
    Amava fare scherzi, nel condominio, con la signora Mirizio.
    Amava far risate, con le amiche.
    Era il collante di tutta la famiglia.
    Era il motivo del nostro ritrovarci il 15 ottobre, tutti insieme, sempre, per Santa Teresa, la santa di famiglia. Che per disdetta non c'entra neanche col suo nome, e che a me e alle altre mie cugine ci è toccato per errore.
    Ora Nonna starà col nonno. Temeva che mio nonno, lassù, se la facesse con un'altra...
    Ma ora no, ora saranno tornati insieme. Nonno sapeva che pasta di donna si era pigliato.
    Ora con le scarpe nuove se ne è andata.
    Con le scarpe nuove, con la suola pulita, come si usa qui, appena comprate stamattina, se n'è andata.
    Non dovrebbe dispiacerci, ma ci dispiace.
    Dispiace a tanti qui a Turi che un'stituzione come Sisina ne se sia andata.
     
    June 06

    VotaAntonioVotaAntonioVotaAntonio

    Mi si rinfaccia di non scrivere più con la frequenza di un tempo.
    Ma scusate, e chi cel'ha il tempo? Finchè si tratta di vedere un film, e vabbè... ma scrivere una o tante recensioni mica è da poco.
    E poi col periodo psico-storico che stiamo vivendo, mi metto a fare recensioni?
    Ma se nella vita ora non c'è altro che "VotaAntonioVotaAntonioVotaAntonio..."
    Io non so voi, ma a me i periodi elettorali mi piacciono un casino... gente che d'un tratto ti saluta, gente che ti vien persino a trovare a casa... un tuo professore universitario che, nientemeno, capita per caso a casa tua perchè "vuole conoscerti" e "offrirti il suo paterno aiuto... Cose che in periodi normali non succedono. Succede per esempio che nelle vetrine dei negozi, per le strade di Bari, anzicchè vendere scarpe e vestiti vendono un candidato... anzicchè il decolletè con tanto di spacco di ganba, trovi il faccione rubicondo e vagamente natalizio di Emiliano. Scovi facce note ("Toh! pure questo sta in lista.."), parenti, parenti di parenti, amici di parenti di parenti... tutto il mondo in lista.
    Vedi nomi a gogò, tanto che ad un certo punto cominci a far confusione e quasi no ti ricordi manco tu come ti chiami... li guardi, che ti sorridono, tutti affabili e ben pettinati, tutti che sembrano volerti dire "ehi, sì, proprio tu... sìsì, io a te sto pensando... sono una brava persona, non mi vedi che sono una brava persona? mè, e muoviti... e vota, e fai votare..."
    E le strategie di marketing sono così astute che fanno quasi paura...... in primo luogo, secondo me, celgono i candidati in base al presunto sex-appeal: ce ne sono alcuni, con certi sguardi da Novella 2000, tutti fascinosi, abbronzati, bellocci, che sembrano ammiccarti e dirti " E dai... dai che se mi dai... il voto, ti do....". Bò, questa parte del programma politico è un pò misteriosa. Quando vedo i manifesti di questi qui mi domando: ma questi pensano davvero che le ragazze, le donne siano tutte delle oche imbecilli che al posto del cervello hanno un pacco di AffariTuoi da 1 centesimo? Donne che non stavano aspettando altro che un bellone con lo sguardo sensuale, appena uscito dagli studios di Uomini&Donne o dai camerini delle sfilate di Milano?
    Viceversa, se belloccio proprio non lo sei, allora lì sì che la strategia di marketing si fa seria, per non dire... geniale! Tempo fa, ero in ritardo per una lezione, su via Pasubio, quand'ecco che m'imbattei nel manifeto elettorale di un tizio, che forse si è già ritirato dato che non l'ho più visto in giro... ebbene, ritardo e tutto, io mi son dovuta fermare, tornare indietro e rileggere bene pensando "questi sì che sono furbi". Il nome del candidato (giuro che non so di che accidenti di schieramento fosse...) era un tal "Finocchio" (di cognome), il cui astuto slogan recitava "Vota uno come te!". E al cui slogan alcuni Baresi hanno prontamente risposto "Parl p'ttè", che tradotto significa "Faresti cosa migliore se ti riferissi unicamente alla tua unica persona".
    E' straordinario quante persone ti pensano in tempo elettorale. Roba da far passare la depressione, se uno cel'ha. E' da proporre come strategia terapeutica.
    Ti mandano lettere a casa, ti telefonano!!! A casa un giorno mi arrivò la telefonata personalozzata (ahahah) di Pierferdi Casini, che, scusandosi del disturbo, manco mi faceva parlare che attaccava col discorso che il 6 e il 7... E giusto ieri mi chiamarono per i sondaggi regionali. E per spirito giamburrattesco ho risposto alle domande su "chi voteresti alle provinciali?" e "chi alle europee?" dicendo il contrario di quel che farò.
    Poi ci sono quelli che ti mandano le mail, e i messaggi di facebook, e i gruppi... i miliardi di gruppi per tizio, caio... e sempronio che invece fa la furbata del secolo: si ma uno space e un contatto su msn, e poi ti aggiunge come amico, così poi lo vai a vedere e leggi il profilo e pensi... "sìsì, proprio bravo questo... e cavoli!! ha aggiumto me! proprio me! che brava persona..."
    E a Turi, il mio maldestro paese, ogni volta si fa spettacolo. Di regola vince chi riesce a portare il personaggio più famoso. A momenti ho temuto che Obama facesse una deviazione dal percorso per Il Cairo (suppongo che alcuni candidati abbiano seriamente pensato di dirottare l'aereo su palese...). Vince chi la fa più grossa. E no, non si parlava di prodotti intestinali.
    Si parlava di Ancelotti versus La Bari+Conte, validi motivi politici per propendere per l'uno o per altro candidato. Peccato che Ancelotti ha detto addio al Milan... porc.... hanno perso l'elettorato milanista. Anni scorsi son venute soubrette, celebrity... mica da poco noi, mica pezzenti... si fa politica seria, qui al VanityFair nostrano.
    Che vi credete.
    Noi ci si vanta di aver quello o quell'altro.
    Validi motivi politici per dare i soldi all'uno o all'altro candidato.
    E mica solo in politica si fa così... l'altro giorno leggevo un giornale Locale. Il campanilismo di qui è qualcosa che non ho mai capito fino in fondo. Limite mio.
    Ieri guardando le liste per le comunali di Bari mi è venuto un brivido.
    Nove candidati sindaco.
    E i nomi delle liste di supporto.................... sono tutt'un programma. Roba che ti fa pensare "perchè andare al cinema o a teatro a farsi due risate, se posso farmene gratis qui.... ero indecisa se copiarle o no. Beh, se le volete leggere andate su google. E' da ridere. Sia a destra, che a sinistra, che in quegli schieramenti ibridi e  spuri che sono lunghe perifrasi enigmatiche.........
    Poi ti domandi dove sia effettivamente la differenza tra destra e sinistra.
    E quando vedi la montagna di gente che è accorsa a mettersi in lista (per la cronaca: c'è mezzo policlinico) sì, tutti quei bei ceffi che ti guardano per le strade di bari quando cammini... ti rendi conto che avevi giudicato male il mondo. Pensavi che il mondo fosse una merda, pieno di gente che fa finta di interessarsi agli altri ma che sempre (sempre) soprattutto quando si reputa generoso e altruista, è pieno di ego fino al midollo spinale... e invece no. Sono tutti lì a sorriderti e a dirti che gli sta a cuore il sud, Bari... che gli stai a cuore tu. Vogliono aiutarti, diamine, decine (che dico???) centinaia di facce angeliche e lampadate che si stanno facendo in 4 per aiutarti e tu, pezzo d'imbecille, non lo capisci?? Non lo apprezzi??
    In tempo elettorale capisci quanto in fondo è buono e altruista l'animo umano, quanto bello e sorridente sia il mondo...
    Tante, ma tante persone che vogliono solo far del bene.
    E che lievemente, senza che tu te n'accorga, con gentilezza e pacatezza ti mettono a novanta gradi.
    Per far di te uno come "Finocchio".
     
     
    May 25

    Limoni, amici e cose gratis

     
     
     
    Vedere cortili normalmente "chiusi", nel magnifico centro storico di Lecce, è un evento indescrivibile. Bisogna vederlo, esserci. Ieri, giornata di solleone da mare, armati di bottiglie d'acqua, creme solari e infradito, io e le insospettate conoscenze cinematografiche ecc ci si è immersi nel centro storico di Lecce la bella, in occasione della manifestazione promossa dal comune "Cortili aperti": uno che gira, anche abitualmente per Lecce, non lo sa, ma dietro portoni e muraglioni della tipica giallastra pietra leccese si nascondono..... giardini di nespoli e limoni, prati in fiore e scalinate, muri interamente coperti di edera dal pavimento (verde prato) al cielo, sei sette metri più in su... cortili che sanno di antico, di storia, di famiglie nobiliari, e che finalmente si aprono al pubblico, al popolino do gente normale che nelle corti non è uso abitare...
    signori, se vi dico che anche le insospettate conoscenze cinematografiche ecc si è emozionato, uomo lontano dalle emozioni umane e che non deve chiedere mai, dovete davvero credere che sia uno spettacolo di bombardamento emotivo. Insieme alla goduria degli occhi, delle orecchie (silenzio assordante: il mondo resta chiuso fuori del portone) e del naso, anche quella dell'itinerario-caccia al tesoro: e meno male che noi donne siamo pratiche con le cartine... ieri, cartina del centro storico alla mano, da porta Napoli si è girato in lungo e in largo fino al castello CarloV, porta s. Biagio, porta Rudiae, passando per il palazzo della provincia, e ovviamente la magnifica chiesa di Santa Croce, il gioiellino del barocco animalesco leccese: grifoni e draghi, insieme a cavalli e scimmie a sorreggere la facciata della chiesa, col suo rosone ricamato in pietra. Arrivati qui, come supponevo, le insospettate conoscenze cinematografiche ecc ha aperto tanto di bocca e spalancato gli occhi afasico. Eh, lo so, Santa Croce ammutolisce tutti.
    Come disdegnare piazza Sant'Oronzo con il quarto dell'antico anfiteatro della Magna Grecia che fu? A mezzoggiorno, rintanati sotto l'ombrellone del bar sulla piazza (a tener fuori la gamba ti si arrostiva a vista) abbiam visto la piazza sorniona, luminosa, desolata (tutti al mare....), con biker, dai più sfigati ai più arditi, fino a due tizi raccomandabilissimi che viaggiavano da chissà dove per chissà dove sulle loro brave Harley-Davidson, che passavano e spassavano davanti a noi boccheggianti. Più tardi al vespro (le rondini sanno annunciarlo bene, frignando e girando, un pò sceme - dal caldo? - sempre in tondo) si affollava la movida chiassosa e anche un pò troppo soffocante, caotica... colori più freschi, ruggine, azzurrognolo, rosso-arancio. Sembrava un'altra piazza.
    Nel giardino di limoni di Palazzo della Ratta Teresa Ciulli aveva esposto alcune sue opere che avevano la musica come tema dominante e principale, appese in gran parte ai rami dei suddetti limoni. Sembrava di essere in una poesia di Montale, coi limoni sopra a coprirci la testa dal sole. Che belle ore, di ricerca di scorci e strade, di sorpresa e fiati trattenuti davanti alle chiese più strane e improbabili (a proposito: milioni di chiese nel raggio di pochi metri); di conoscenza di nuove persone e riscoperta di amici ritrovati.
    A sera, stanchi ma ebbri di tante cose che ci siam portati dietro, le povere conoscenze cinematografiche correvano sull'asfalto verso casa, mentre io, incapace di trattenermi, dormivo sul sedile affianco, col naso gocciolante e chiuso dall'allergia funesta, e il cervello sorridente per la bella scampagnata fuoriporta.
    è proprio vero: le cose belle della vita sono gratis.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Era de' Maggio (S. di Giacomo - P. M. Costa), performed by F. Battiato
    May 11

    Mino&Massi a Decanter

    Notifico qui, per tutti gli eventuali avventori dello spazio qui presente,
    che domani, alle 21,30,
    su Radio2,
    nell'ambito della trasmissione radiofonica Decanter,
    i miei due amici Mino&Massi presenteranno il loro libro
    "Ballata ignorante per destini comuni".
    Siete tutti invitati all'ascolto... anche e soprattutto perchè meritano!!
    :-D
    baci

    Grazie a tutti

    Che cosa mi doveva capitare........
    Ieri le insospettate conoscenze cinematografiche ecc. mi dice "mettiti in tiro, che andiamo a sentir un mio amico che suona in un posto - appunto - elegante".
    E io, come Garibaldi, obbedisco. Un pochino di soggezione, tra i collant e la scelta dell'abbigliamento, la percepisco. Gonna lunga o corta? abito nero pretenzioso o finto chic casual, mezzo elegante mezzo a modo mio? sono problemi esistenziali, questi.
    Per la prima volta nella storia Angela-Superlenza era in orario. Anzi, persino in anticipo. Galeotti furono gli orecchini, quelli buoni, che non riuscivo a trovare.... (poi, dopo 40 minuti di ricerche infruttuose, mi son ricordata che li avevo messi, all'areoporto di Torino, in una tasca dei jeans, dato che mi suonava il metal detector, jeans che a loro volta avevo messo in borsa, visto che no entravano in valigia... in parole povere: li trovai). Per la prima volta nella storia scendo, e aspetto per ventuno minuti buoni le insospettate conoscenze ecc. Che giust'appunto gaude dell'evento.
    Mi rimbambisce il cervello con discorsi atti a confondermi e tenerlo impegnato (il cervello), e per stradine della provincia di Bari contorte e insolite.
    - Ma dove stiamo andando?
    La domanda cade ad arte nel vuoto.
    Si fa tappa temporeggiatrice a Conversano. Per la quale continuiamo a girare per strade che di solito non siamo usi fare.
    Poi Polignano.
    - Ma dove stiamo andando? -
    Le insospettate conoscenze mi da corda, mi porta in giro, parla al cellulare. Ad un certo punto sembra dirigermi verso un posto. Una pizzeria???
    - Ma come? Il tuo amico suona... in una pizzeria?
    - Sai com'è, per giovani emergenti, bisogna sapersi accontentare... -
    Scorgo la testa di un mio amico.
    - Toh... che coincidenza... ma guarda pure loro qui... -
    Poi mia cugina... mio fratello... mio fratello???? Mio fratello che mentre io aspettavo giù si scapicollava fuori della porta dicendomi "Ciao, esco con gli amici di Casamassima..."
    Scatta l'applauso.
    TANTI AUGURI A TEEEEEE TANTI AUGURI A TEEEEEE.
    No. era proprio vero. Proprio come immagini possa essree ma al momento opportuno non riesci a intuirlo.
    Mi hanno proprio fatto una festa a sorpresa, con all'incirca 10 giorni di ritardo... senza che io sospettassi minimamente la cosa!!!
    Con tanto di torta e regalo!!! Un regalo che andavo chiedendo a Babbo Natale da un paio d'anni. J'adore.
    Kekkosa bella. e Come mi sono sentita scema!!!!
    Sono stati tutti bravissimi... da mio fratello, a mamma e papà, a Tea, ad Elisa, alle insospettate conoscenze cinematografiche (oscar), e Anna, Angelita, Giuseppe. Proprio bravi.
    Qualcuno ha avuto l'ardire di dire che:
    - Scusa, non ti offendere, ma non è stato affatto difficile prenderti in giro....."
    E devo dire che, dopo tutti i mugugni (che le insospettate conoscenze eccc ha dovuto sopportare) circa il mio comple, forse non ho mai avuto un compleanno così lungo, così festeggiato e così insolito.
    Grazie  atutti, di cuore :-D
    May 09

    Angela a Novello parte 3

    Devo avere una strana propensione per le trilogie. Mah...
    cmq, Nella giornata di domenica scorsa (madò... è già passata una settimana!!!! sembra ieri...) altro personaggio memorabile fu Nicolai Lilin, autore della "Educazione siberiana", Einaudi. Personaggio che più inquietante non si può. Sul palco della tela di Dio, col sole a picco che ci ha ustionato inconsapevolmente, Federica De Maria se l'è vista sola soletta con questo russo fermo e immobile, che parlava di efferatezze inconcepibili come se stesse parlando della ricetta dei bocconotti della nonna, con un tono calmo, piatto. Agghiacciante. Faceva, però, discretamente tenerezza, questo sopravvissuto che, venuto via da una vita spericolata per forza, a far tatuaggi da noi in italia, ha scoperto se stesso e un nuovo modo di vivere solo attraverso la moglie e la figlia. Scusate se è poco. La storia dei tatuaggi è affascinantisima: nella cultura siberiana essi raccontano la storia della persona che li porta. E' come se il corpo parlasse, senza che sia necessario dir nulla di sè; e soprattutto in un codice che solo chi appartiene a quella cultura può interpretare. Un codice segreto che Lilin non svelerà mai.
    Bestiale....
    Dopo i musicanti parlatori invece ci fu Baricco. Altro personaggio che mi incuriosiva.... non molti conoscono le ragioni (irragionevoli) per cui mi era un pò inviso questo personaggio. Diversi anni fa indisse un concorso che metteva in palio un corso alla scuola Holden; bisognava mandare al tot indirizzo mail un racconto, o brano di qualsivoglia natura, che parlasse del lavoro. In qualunque accezione. bisognava fare questa cosa in non oltre... non ricordo bene, ma mi sembra non oltre 300 caratteri... bò, può essere. Mandai un pezzo, che a me piaceva molto, intitolato "Io lavoro col cervello", che giocava sul doppio senso della frase, giacchè all'epoca avevo proprio a che fare col cervello, su cui studiavamo la Barriera Emato Encefalica. Non ebbi mai alcuna risposta; nè positiva nè negativa. Sul sito, poi, pubblicarono il pezzo vincitore... sarò di parte, ma, non mi piacque alla follia... a distanza di tempo raccontai questa cosa a Filippo che alla Holden ci è stato, e che ridendo disse "Ma capace che il pezzo non te l'hanno nemmeno letto...". Carina, come cosa. E, mi domando, come posso sperare di venir letta da una X casa editrice allora?
    Andiamo avanti. Il signor Baricco parlò dei barbari. molto stringatamente dice ciò: questa specie di barbarie culturale cui si sta assistendo inorriditi altro non è se non un cambiamento. La società, la tecnologia, i referenti, il linguaggio... tutto sta cambiando. E' successo centinaia... che dico? migliaia, milioni di volte nel corso della storia. Crucciatevene, se volete, ma le cose stanno così: non si può salvare se non ciò che può adattarsi a questo cambiamento. Darwin impera, tutt'oggi. E io sono perfettamente d'accordo, come accennavo a questo proposito a pranzo, ad Emilio Targia e Federica De Maria (che, a proposito han scritto un libro intitolato "Chi ha paura di Beppe Grillo?", con prefazione di Oliviero Toscani, e postfazione di Marco Pannella. non letto, ancora, ma si provvederà quanto prima...). Questi ultimi due sono i famosi amici tra una birra e un caffè di cui si accennava nel precedente post.
    Ora, perdonate, vorrei essere brillante e sarcastica come mio solito, ma ho le duracell un pò scariche. E il mio disorientamento giovanile è a mille. Ecco, questo fa di noi i giovani d'oggi: mai niente, neanche le tue misere piccole certezze, sono certe. Cerchi inutilmente un qualunque baricentro intorno cui far ruotare tutto il resto, e rimani perennemente con l'asse in mano. E non sai enmmeno dove poggiare i piedi. Buona giornata, se vi riesce di farla buona.
    May 08

    Angela a Novello - parte 2

    Dopo i saggi, e le ispirazioni poetiche... venne Efraim Medina Rejes.
    Un sorto di marcantonio sudamericano, ex pugile, con la faccia (come direbbe il nostro amato presidente del consiglio) abbronzata e i capelli tipicamente sudamericani. Cioè neri e portati lunghi. l'incontro (dialogico, non pugilistico) l'ha moderato Sergio. Ma al di là della verve oratoria dell'anti-Gabriel-Garcia Marketing colombiano (1 metro e 90 di acido solforico), il vero momento "brivido" doveva avvenire in tarda serata, quando Medina Rejes ha.... cantato! in realtà... più che altro parlato... ma non importa. Sonorità molto orecchiabili e performance... come si accennava... da brivido!!! Lui, col suo spagnolo che (per chi non conosceva lo spagnolo) non ci si capiva una mazza... a questo fusto "mediorientale", che ondeggiava appena al ritmo della batteria e del basso, ti si incollavano gli occhi e tutto intorno diventava niente. Mamma mia... carisma calamitante, che forse non si vedeva dai tempi di JIm Morrison... no, dai... forse esagero... :-P
    Cmq, il grande evento della serata doveva essere in realtà Jovanotti, in versione oratoria anzicchè musicante. Se devo essere sincera... non l'ho seguito molto, primo perchè non è esattamente il mio cantante preferito, secondo perchè sinceram non mi è parso che stese dicendo proprio chissàkkè.... ma il vero obiettivo della serata era consegnare nelle mani del Jova il libro di Mino&Massi. Il libro, dalle mie (mani) è passato a quelle di Filippo e.... resterà mistero sulla sorte finale del libro in questione. Perchè Fil sostiene di aver portato a termine la missione, Mino ha dubbi a riguardo... ma andiamo avanti.
    (C'è da dire che, non l'ho fatto apposta, ma Jova mi è passato a meno di venti centimetri e... non è che potevo buttarmi addosso o prendergli un braccio... c'aveva pure tre carabinieri alle costole.... capace che mi arrestavano...)
    Finalmente letto, e poi luce di nuovo. Domenica mattina Mino&Massi se ne son andati sulla pandina celestina, e io???? Io ho aspettato Sergio, che mi è venuto a prendere dal Mulino, dove abbiam lasciato la signora Anna che quasi piangeva dalla commozione di vedere Sergio a meno di un metro... a Novello, il tempo di un caffè, e si è ripreso a parlare saggiamente: DEL FUTURO.......................
    Ero così ansiosa di sentire questi tizi che fanno fantascienza a pien diritto (non come me, che lo faccio a sgamuffo....), tipo Bruce Sterling (Artificial kid, Mondadori) e Tommaso Pincio (Cinacittà, Einaudi) che mi sono un pò assentata temporaneamente dalla vita intorno. Non mi hanno risollevata, ma neanche abbattuta... la parola d'ordine era nuovo: serve, alla letteratura di oggi e del quasi domani, e quindi anche alla fantascienza, un nuovo linguaggio, nuove forme, e probabilmente anche nuovi materiali (digitale anzicchè carta e inchiostro, per dirne una...). Sterling era il più catastrofista di tutti, non dava spazio alla minima inconsistente illazione ottimista. In ciò ho pensato di essere una scrittrice di fantascienza molto fuori dal coro. Poi, poco fa, son capitata sul sito di Pincio(www.tommasopincio.com) e ho letto come è partita Cinacittà, il suo ultimo libro, nella sua testa.... e mi son sentita molto più vicina a questo signore di quanto quei due metri spicci tra me e il palco quel giorno non avessero fatto...
    In realtà solo nel pomeriggio, dopo il bellissimo ed emozionante momento ludico-commovente-musicale con le strisce e l'esperienza di Staino, ho preso a dirmi "devo darmi una smossa... se non me la do io, sto fresca ad aspettare che il mondo venga a bussare alla porta di casa mia...".
    Nel pomeriggio, su uno spiazzo che si buttava a strapiombo nelle langhe, il palco contro quella che ho definito "la tela di Dio", il panorama delle Langhe con le colline tutte verdi e ordinate, squadrate da vigneti e noccioleti, con l'aria diafana e sfumata della controra, si parlava di musica e libri, e ancora di giovani. Questi sconosciuti.
    Un tizio che non conoscevo e che ho riconosciuto lì bravissimo nel ruolo di moderatore, moderava tre soggetti che... ognuno se ne andava per i fatti suoi. Tre uomini e un perchè. Tre uomini a zonzo. Il tizio è Alberto Campo, critico musicale e giornalista (Sergio mi ha detto sia stato DJ ai tempi in cui i capelli grigi di Campo eran tutti neri, e che era addirittura un suo fan sfegatato), e i tre uomini rispettivamente:
    - Boosta dei Subsonica, l'uomo con lo spessore intelletuale di una sottiletta
    - Marco Ravelli, l'uomo con lo spessore intellettuale di una crosta terrestre
    - Gianluca Favetto, uomo con spessore intellettuale.
    Il problema del povero Campo era mica da poco: tenere in riga quei tre... manco Ben Hur ci ha messo più fatica a vincere la corsa delle quadrighe. Ma dicevo: quei tre. Campo gli faceva la domanda, e a Boosta gli partiva il tic dell'asta del microfono (svitava e riavvitava continuamente). Che si vedeva lontano un miglio quali fossero i suoi canoni di successo... Il povero Ravelli è sicuramente uomo coltissimo, che dava punti a chiunque... ma, signor Ravelli, per seguirla nel suo discorso che a Pindaro gli fa un baffo bisogna avere tre lauree e 4 master in comunicazione! Ritorno a dire: caro artista, magari sei bravissimo a creare, ma rivediamo un pò la comunicazione per Dio, sennò... che crei a fare? Molte idee, molto confuse e che però meritavano di passare: alcune cose le ho trovate estremametnte interessanti e condivisibili, ma la fatica uditoria è un pò deterrente...
    Terzo e ultimo, Favetto. L'unico dei tre a sapere che per parlare basta un soggetto, un verbo, un predicato e un concetto chiaro (e possibilmente non banale) in testa. Che poi alla fine è stato preso anche lui dalla Ravellite, e vabbè... diciamo che negli ultimi minuti ha perso qualche punto con un'infelice uscita che non condivido affatto circa la "produzione artistica": Favetto dice che la musica, il cinema eccetera, possono essere considerate "industrie" per le quali possono anche vigere (tristemente) le fredde leggi del mercato. Ma che i libri invece no, non sono prodotto. Essi sono un discorso a parte...
    Ebbene... no. I libri sono prodotto tanto quanto un brano musicale o un cortometraggio. Lo conferma il fatto che se vuoi farti leggere devi passare da una casa editrice e dai "loro" criteri di vendibilità,ossia:
    - notorietà dell'autore (o meglio: del nome in copertina, che non necessariamente è lo stesso tizio che ha scritto il libro)
    - mole della bozza
    - commerciabilità del soggetto
    Un povero in canna non ha moltissime possibilità.
    E' inutile che ce la suoniamo e ce la cantiamo: l'arte non è gratis. Non in questo mondo.
    Quindi, salvato il salvabile, affinchè ci sia fisicamente un oggetto chiamato libro, è necessario che sia "prodotto".
    Fine della seconda puntata.
    anticipi: nella prossima si parlerà di Lilin, Baricco, e due amici conosciuti tra un caffè e una birra.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: quella dei giorni precedenti.... che, lo so, non ho ancora postato sul media player
    May 06

    Angela a Novello - parte prima

    Angela a Novello ci è sbarcata il primo maggio. Con l'aereo.
    No: con ordine.
    Angela a novello tanto per cominciare ci è andata con due amici, scrittori esteporanei, autori della "Ballata ignorante per destini comuni". Bel libro di cui, lo so, non ho ancora parlato, ma che volete... il tempo è mastercard...
    il volo bari-torino era spezzato a Roma, cioè nelle due tratte bari-roma e roma-torino. La sera prima di partire scopriamo che il volo bari-roma è lo stesso, ma per qualche ragione fisico-chimica poco chiara che l'Alitalia non ci ha saputo spiegare... il volo roma-torino era diverso, con un lasso di 4 ore e mezza tra il mio e il loro. Un delirio. Decidiamo saggiamente di chiedere l'indomani a qualche compiacente signorina di aiutarci. Anche perchè solo 6 mesi fa a Roma mi sono persa rispettivamente prima alla Termini e poi tra piazza di Spagna e piazza Navona... quindi, in un certo senso, collego Roma alla mia natura smemo-dispersiva. Figuratevi mò se al Leonardo da Vinci non mi perdevo l'aereo....
    Cmq, andiam dalla signorina (poco compiacente) che ci chiede toma toma 50 EURO per farmi cambiare volo. Io, Mino e Massi ci guardiamo per due virgola cinque secondi nelle palle degli occhi e capiamo che "col cavolo che te li diamo 50 euro". Questi vogliono risolvere la crisi sugli studenti squattrinati. Vergogna.
    Facciam il check in, andiam al gate. Poco prima di salire sull'aereo guardo di sfuggita il biglietto roma-torino... l'orario era lo stesso del volo di Mino e Massi. Controllo il codice del volo: era lo stesso. Quel (buon) fesso del check in s'è sbagliato e c'ha fatto i biglietti uguali a tutti e tre. E l'Alitalia s'è persa 50 euro. Ora capisco perchè la crisi in Italia è inevitabile.
    Da Caselle abbiam noleggiato una celestina pandina e (facendo strage in un tranquillo ristorantino di Cherasco- già langhe) si è fatto tappa, da bravi meridionali DOC, all'alloggio. A proposito, faccio gratis pubblicità alla signora Anna, convinta (povera) che siam autori scrittori meta-famosi e ci ha offerto caffè e gianduiotti,(www.ilmulinodigeminella.it) e che ha rimesso a nuovo di recente un mulino ad acqua con appartamentini sfiziosi a basso costo, in una fantastica valletta verde.
    Dopo il meritato riposo, a Novello ho trovato i miei due cari amici, Filippo Taricco, che con molto sudore e ulcere gastriche ha costruito questa macchina elettrica che era Collisioni, e Sergio Dogliani, principal manager delle Idea Store a Londra che conobbi, come qualcuno ricorderà, a Bari quella volta che ne dissi di cotte e di crude sui Presidi... ma questa è un'altra storia.
    Si è cenato allegramente tutti insieme, un grande Carramba che sorpresa... tutti sorpresi ovviamente che fossi viva, vegeta e deambulante ad appena 3 settimane dall'operazione. E delle tipiche portate infinite, luculliane e financo ardite. Un assaggino:
    - antipasto tipico con carne cruda, leggermente macerata in limone e aceto (credo) con scaglie di (formaggio?) e tartufo bianco - una moderata mappazza rossiccia che a prima vista non pareva granchè invitante... ma poi l'ho finita. Del resto non sono morta.
    - un tipico raviolone gigante con una tipica roba verde e (udite udite) un tipico uovo mezzo crudo dentro!!!! kekkosa brutta, ho pensato, io solita meridionale malpensante. Però mi son magnata anche quello.
    - dopo aver passato le tagliatelle (ke sennò altro che Novello... al pronto soccorso passavo il compleanno), un tipico risotto al barolo..... che... peccato che non si poteva fare il bis!!! matò, una cosa che non ve la potete immaginare... me la sognerò la notte!!! una goduria delle papille.
    Poi, scorto un biliardino fuori da questo posto, i miei 2 accompagnatori hanno improvvisato il vero evento di Novello: Puglia contro Piemonte. ovviamente vinto dalla Puglia, 6 a 2. I simpatici ragazzi volontari dello staff di Collisioni però non se la sono presi a male... (credo)
    Il giorno dopo parte Collisioni. Parte col video di Camilleri e poi i 4 saggi di cui parlavo ieri. A proposito, devo (sennò la ghigliottina è prossima) a onor del vero ammettere due cose
    1) il moderatore, Emilio Targia, nulla colpa aveva nello sfacelo comunicativo intorno a sè. Tant'è che a tratti lo guardavo e pensavo "Povero..."
    2) tra i 4 saggi salvo, a pieni voti, Bajani, un "giovane" autore di 40 anni che s'è preso la briga di studiarli da vicino questi giovani. E che è stato l'unico a saper comunicare qualcosa che potesse sedimentare nei neuroni.
    Su Scurati, che, povero, era uno dei 4 saggi mi vien da dire ciò: magari si può essere tanto bravi a scrivere, ma molto meno bravi a parlare. Può succedere. A pagina 39 della Stampa di oggi, sotto la foto che il fotografo ha fatto a me e a Sergio (ben consapevole della portata del soggetto fotografico), c'è un lungo e bellissimo, esaltante articolo, che incensa Novello, i giovani che han ben lavorato e i giovanili entusiami in generale. Beh, è il caso di dire che si è salvato in corner.
    ora scappo che sennò mio fratello mi sbrana.
    fine parte prima -
     
    ps. il festival a Turi lo chiamiamo "commozioni cerebrali"? mio fratello sullo slogan, con la benda e i cerotti....
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: quella di ieri... che ancora non ho messo... sorry
    May 05

    Nata il primo maggio

                ?
    Se siamo noi i giovani
    lo capiamo da quello che dite
    voialtri, che altro da noi
    evidentemente
    sentite di essere.
    Se siamo noi qualcuno
    o qualcosa
    siamo quello che voi,
    che avete il diritto di dire,
    descrivere e classificare
    dite.
    Se abbiamo noi
    il diritto di sapere
    lo esercitiamo
    solo ed esclusivamente
    su ciò che voi lasciate
    che si sappia.
    E quello che sappiamo
    di ciò che siamo
    è solo che siamo esseri
    senza ascelle nè vergogna
    con le mani al posto dei piedi
    e la bocca tra le gambe.
     
     
    La tre-giorni-nelle Langhe è andata bene.
    Più che bene forse.
    Mi sono buttata, dal primo maggio al 4, nel festival che avevo segnalato nella finestra "Mondanities".
    Collisioni.
    Mi ha fatto venir la voglia di far un contro-festival della letteratura in Puglia, e di chiamarlo "Contusioni".
    Ovviamente io ne sarei la rappresentazione vivente.
    Non voglio farvi qui la superlenzesca cronaca di questi giorni, in cui mi è (come al solito) capitato di tutto, perchè non ho il tempo di farlo e soprattutto neanche le idee chiare. Devo ancora elaborare quel che mi è successo.
    Di certo c'è che mi porto dietro, da lì, non un Barolo DOP, non un Nebbiolo, non una busta di nocciole, ma tante cose. Altre.
    Tanti spunti di riflessione.
    Tante facce nuove.
    Tanti incontri reali. Strano, dopo anni che conosco gente su internet.
    Il tema portante erano appunto le collisioni; e le collisioni,per esempio, tra le generazioni.
    I vecchi e i giovani. Chi sono i giovani. Che vogliono che fanno che pensano queste strane creature simili a noi ma diverse da noi? Pensavano i saggi.
    Il primo giorno, infatti, è stato inaugurato da un intervento video di Camilleri, e la discussione su "i giovani d'oggi" di questi saggi di cui accennavo. Io, che avevo compiuto appena 24 ore prima 25 anni, mi sentivo un pò chiamata in causa. Li ascoltavo con la curiosità e la soggezione iniziale che si può avere per un grande saggio che stia là, sul podio. Stavo lì sull'erba, seduta, e pensavo "chissà cosa pensano di noi questi strani esemplari, simili a noi ma diversi da noi, che sono gli ex-giovani".
    Ex-giovani, perchè pure loro, poverini, a quanto pare sono orfani di definizioni; c'hanno 40 anni, e sanno di non averne 20, ma non si sentono vecchi, nè, forse, ancora abbastanza maturi. Ma parlano dei giovani. Questi saggi pensatori parlatori parlavano della loro gioventù cercando in essa le spiegazioni dell'essere giovani oggi. E ciò che più m sconcertava era: ma perchè lì in mezzo, qualche saggio pensatore parlatore non ha avuto la sua (consueta) geniale idea di metterci un "vero giovane"? E poi: come pensate di poter parlare dei giovani ai giovani senza adottare il loro linguaggio, senza scendere dal podio e mettervi nei loro panni, nel loro spazio?
    Sono una giovane, e non ho la più pallida idea di cosa ciò voglia significare e la differenza tra me e voi è che non cerco linee di demarcazione, definizioni e paure a tutti i costi, ma solo soluzioni. Quando hai un problema, di solito, cerchi la soluzione più congeniale. Ebbene signori saggi pensatori parlatori, ci avete fatto angosciare ancor di più, ci avete messo in confusione le nostre poche ma certe idee che avevamo e tante grazie, vi siete parlati un pò addosso trascurando di considerare che stavate lì a comunicare e non a dimostrarci quanto siete bravi e quanto bene conoscete lo Zanichelli. Ma dall'alto della vostra attempata esperienza non ci avete dato uno straccio di soluzione. Non uno straccio di sentiero, magari anche poco battuto.
    E allora, mi domando, signori saggi pensatori e parlatori, che avete avuto la Bravura (fortuna?) di poter pubblicare un libro, e in virtù di ciò il patentino dell'"insegnante di vita"... mi domado: come diavolo potete pensare che noi, i giovani, vi possiamo leggere o ascoltare? Perchè, dovete convenirne, in ciò, nella confusione odierna, siete, contrariamente a ciò che pensate, esattamente uguali a noi.
    Mentre i saggi pensatori parlatori ci insegnavano i loro codici di vita, io riflettevo mesta, perplessa e sconcertata, e 30 secondi dopo la fine di questo incontro ho scritto questa poesia. E per la prima volta in 25 anni, dacchè scrivo, mi è sembrato finalmente di trovare, nella mia poesia, la cifra di me.
    non ha un vero titolo, non ancora anche se mi piacerebbe intitolarla "?". E' il senso della cosa. Nessuno ci ha fatto domande, a noi giovani, e noi non ne abbiamo fatte a loro. Però si è molto parlato. Ha molto senso chiamarla "?", è un titolo senza suono. In realtà mi piacerebbe non che la leggiate, ma che l'ascoltiate recitata da me, perchè (ma questa è una mia considerazione personale) la poesia non vive davvero se è solo scritta; la poesia devi leggerla, ascoltarla e vederla, insieme. Deve essere interpretata nel senso più teatrale del termine. Ma questa, come diceva Ende, è un'altra storia.
    Ho sempre creduto che il fatto di essere nata il primo maggio 1984 dovesse dire qualcosa. Una specie di strana stella, che non mi è ancora chiaro se sia buona o cattiva. Ma qualche strano influsso devo averlo avuto per forza, visto che proprio quel giorno ho deciso, io, di nascere. Io che, da calendario ostetrico, sarei dovuta nascere a luglio.
    E' il primo compleanno che passo senza torte nè feste. Ma il regalo che ho avuto è immenso.
    Di ciò si parlerà nelle successive puntate dove descriverò con dovizia di dettagli i luoghi, le persone, le cose incontrate.
    Ora lasciate che ringrazi quanti a botta di tecnologia (cellulare, mail, messaggi su facebook) mi han fatto gli auguri.
    Angela nelle Langhe - parte 0 - the end
     
    aspè.... volevo dire.... mi piacerebbe commentare con voi, in modo interattivo, la poesia..., le figure che ho usato... sì, dai, facciamo dibattito virtuale, visto che il reale è troppo troppo difficile... :-P
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: mi viene in mente una ballata popolare leccese di cui ho parlato altre volte e che tra domani e dopodomani tenterò di mettere sullo space in sonoro. Bedda ci sì luntana, titola, che tradotto significa "Bella che sei lontana" (ma dai, che si capiva...).
     
    April 28

    Angela e il suo letto - parte 3 - TRAUMA

    Terza e ultima (per vostra gioia) puntata della saga lettereccia.
    ma prima... ma perchè i caratteri oggi li vedo più spessi?
    tipo grassetti? cos'è, s'è instaurato un grassetto globale?
     
    Per la cronaca, e per velocizzare i tempi tragicomici, da quel letto mi ci alzai.
    E la domanda è: come. Alla cita-tarzanesca maniera. dunque, di fianco al letto c'era una sbarra verticale, in cima alla quale si appendono le sacche della sopravvivenza (fisiologiche, glucosate, antodolorifici... memo: quest'ultimi mi furono sconosciuti): siccome che mi ero scocciata di chiamare sempre le infermiere per ogni minima cosa, e soprattutto per dimostrare a me stessa che l'indomani sarei egregiamente riuscita a mettermi in piedi (memo: mi si profilava la dimissione), con delle manovre che ovviamente non consiglio a nessun degente e avvalendomi della suddetta sbarra con la suddetta tecnica, riuscii a metermi seduta a letto. Poi a raggiungere la sedia. infine a costringermi a mangiare la broda.
    Mangiare, ovviamente, è un eufemismo.
    Sì, mi guaravo intorno, seduta, e consideravo "sono proprio forte, ieri mi hanno operata, e oggi mi sono alzata dasola". Però no, non mi sentivo per niente bene. La pancia gonfia, e ora impegnata nel difficile compito di ricordarsi come si digeriscono le molecole semplici della broda, non mi rendeva il gioco facile. Sulla sedia resistetti poco. Guadagnai nuovamente il letto.
    Qualcosa mi diceva che alle 12,30 avrei ricevuto visite. E con l'aspettativa descritta nelle precedenti puntate, aspettai. E così mi addormentai. A un certo punto squillano le trombe e fa il suo ingresso trionfale le insospettate-conoscenze-cinematografiche-&musicali col suo seguito. Ora, è risaputo che per alleviare l'umore degli allettati ospedalieri ci voglia un qualche svago ad hoc. Questo svago ad hoc fu considerato un libro, intitolato TRAUMA.
    Fu altrettanto traumatico scartare il regalo, ma, la futura reumato-psichiatra che è in me ha apprezzato la volontà di darmi la possibilità di approfondire in me certe conoscenze "traumatiche". Quindi ovviamente lo ringraziai del previdente, lungimirante (e futuristico) e generoso pensiero.
    Col beneplacito del muro, che ben nascondeva i miei visitatori agli occhi indagatori delle infermiere che pattugliavano il corridoio, i suddetti rimasero a compiangermi per la bellezza di 2 ore.
    Il resto del tempo fu un'autentica tortura. Dopo aver suonato ben tre volte, e rotto altrettante scatole per le rispettive volte all'infermiera di turno, implorai una compressa di tachipirina. Ma non fu risolutiva. Alle 17,30 arrivò il colpo di grazia: la broda della sera. Quella che mi mise definitivamente al tappeto.
    Ero, allora più che mai, un pallone aerostatico in procinto di levitare dal letto. Ero talmente gonfia, che non sapevo quale punto del mio corpo non fosse affetto da dolore. Bestemmiai in ogni lingua a me nota e ignota, e giurai e spergiurai che giammai mi sarei fatta operare di nuovo. Piuttosto che fare un cesareo, a dio piacendo, non faccio figli.
    O almeno, così mi dissi in quelle ore.
    Alle 18,30 ci fu l'invasione dei successivi visitatori. Pare strano, ma il dolore si distrasse un pò.
    Seguì un'altra santa nottata con mamma affianco, insonne pure lei, povera donna. Mano nella mano.
    Nelle ore buie, sorpresa: perdevo sangue dagli orifizi naturali dei piani di sotto. Ovviamente, ci fu un'agitazione di massa. Al mattino il mio fatidico dottore mi disse che no, era normale: lo stress operatorio può stimolare un flusso mestruale.
    A parte la sorpresa medica, che fa cmq bagaglio culturale e professionale, immaginate la sorpresa pazientesca, nel sentirmi non solo post-operata ma anche mestruata.
    Nel mio paese c'è un detto che il mio saggio padre ripete sovente:
    "Tutt i uèè o chen mazz"
    che tradotto significa:
    Tutti i guai al cane smilzo
    Che suona un pò come: piove sul bagnato.
    Sì, ricordate bene: quella mattina dovevano dimettermi. Ma, stando così le cose, un altro giorno in ospedale (broda permettendo) non mi avrebbe fatto male. Così la pensavamo noi, e così la pensava anche il dottore. Ma così non la pensavano tutti gli altri: arriva il primo "tu oggi te ne vai" "E ma..." "No: te ne vai".
    Così una serie di personaggi tra cui il fantomatico medico del giro visita (oso prendermi una decina di punti interrogativi sulla dizione "giro" associata a "visita"). Così le infermiere. Alla fine arriva una che mi consegna, con candido sorriso di accompagnamento, il cartellino di dimissione.
    Allora è deciso, mi dico. Ora, con tutot ciò che si è fin qui detto, non penserete mica che morivo dalla voglia di restarci in quell'ospedale. Insomma, manco a pagamento. Ma non mi sentivo neanche così in forma da... vabbè, mi dico, me ne devo andare? E me ne vado, qual'è il problema. tanto, peggio di così...
    Chiamo papy. In capo a due ore sono a casa. Durante il tragitto ho avuto modo di appurare due cose:
    1) per uno che c'ha "l'addome traumatizzato" quei milioni di rallentatori che ci sono intorno all'ospedale sono davvero un toccasana, che ti fa ricordare bestemmie che non sapevi di sapere.
    2) i buchi, mi correggo: i gran canyon che si aprono per le strade del mio amato paesucolo ti fanno ricordare le bestemmie di cui sopra, in lingue che non sapevi di sapere.
    Ogni amministrazione si raccomanda di tapparli. Da che sono in vita, sono una specie di istituzione comunale: c'erano, ci sono, ci saranno.
    I buchi delle strade di Turi sembrano volerci ricordare una cosa: che almeno certe cose restano, e non cambieranno mai. Ci sono certezze a questo mondo, contrariamente a quel che si pensa, a cui possiamo saldamente ancorarci.
    Casa, finalmente casa...
    mi attendevano giorni di dolore... di miglioramenti però, anche. Ogni giorno andava meglio del precedente, e peggio del successivo.
    Ma la sorpresa, la vera sorpresa doveva ancora farsi attendere: a una settimana dall'intervento mi vengono levati i punti. mi doleva la regione ombelicale, dove di fatti c'era infezione. Una cosa che può capitare molto frequentemente. Una probabilità. E che ovviamente a me, che sono una donna che onora tutte le statistiche, è successa. Sembro la realizzazione vivente della legge di Murphy:
    Se qualcosa può andare storto, lo farà.
    Onorata di tale vivida e multipla, e infinita esperienza, a distanza di qualche giorno devo anche assistere alla mia autonoma scena horror: non la descriverò nei dettagli, sempre per il rispetto che ho per la vostra assimilazione del cibo, ma il risultato fu che mi si era infettata anche un'altra ferita. Anche questa era una probabilità. E l'ho colta in pieno. Non mi risparmio nulla io.
    Dopo giorni di allettamento solitario, che hanno preso tutte le vacanze pasquali e oltre, ho constatato che:
    sì, molta gente mi vuole bene
    e proprio perchè ti vuole bene, forse, fa in modo che nei tuoi momenti peggiori, proprio in quelli in cui avresti bisogno di loro... loro non ci siano.
    No, signori, la morale finale e definitiva di questa storia, che non è nient'altro che una storia, è che alla fine solo noi sappiamo, dentro di noi, cosa siamo, di cosa abbiamo bisogno, e cosa proviamo. Gli altri possono provare a capirlo, possono tenerci la mano struggendosi per noi. Ma in realtà non sono noi. Ognuno, in questo, non è nè più nè meno che solo.
    No, non è un pensiero pessimistico. No. E' la realtà. In fondo a me non è successo niente di che. Ho romanzato e raccontato questa storia, non lesinando i particolari, perchè facendomi portavoce di tutti i laparoscopizzati, o della maggioranza statistica che ha fatto un'esperienza simile alla mia, ho giudicato inetressante farlo. Ma la realtà è che abbiamo paura, ancora oggi, del dolore e della morte, ed è logico, forse, essere così cinicamente egoisti da dimenticare quanti soffrono ogni giorno, per pene molto peggiori della mia. Anch'io lo sono stata, ovviamente.
    Una paura che forse dovremmo imparare ad esorcizzare, come fanno le culture orientali. Invece di esportare il nostro orrido e decadente stile di vita che ha come corollari: fobie, dipendenza, infarto e violenza gratuita, dovremmo noi imparare che tutto è transitorio. Niente, neanche il nostro corpo, ci appartiene.
    Cos'è? vi siete ammutoliti? vi state chiedendo se ho finito la scorta di risate? Perchè è così che vi piaccio, giusto?
    Risate. Risate. Risate.
    Ho riso molto nel mio letto. Provate a farlo anche voi, tenendovi l'ombelico infetto.
    Se ce l'ho con qualcuno? No, che motivo avrei? Ho già spiegato che non c'è nulla da aspettarsi. Tutto ciò che ti arriva è gratis, è una sorpresa.
    Smettetela di leggere adesso. La storia è finita. Non sarà mica un "trauma"?
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Hot&cold, di quella Katy Perry che piace tanto al mio neo-palestrato fratello
     
    April 21

    Angela e il suo letto - Parte 2 - Tutto il resto è.... cocomero.

    Riassunto brevissimo della precedente puntata: Mi si operò. Con grandi colpi di scena (ahahah) soprattutto anestetici; dopo una mattinata a base di calma e ragionevolezza ("E se mi bucano accidentalmente un'arteria importante? E se mi tranciano, non volendo, un nervo fondamentale? e se mi perforano, senza accorgersene, l'intestino, o la vescica, o che ne so... E se mi sbagliano l'anestesia e non mi sveglio più? E se si dimenticano una pinza, una garza, una sonda...? E se mi graffiano il peritoneo e si formano aderenze che poi mi provocano complicanze, e magari fistole, che ne so...?E se..." così, fino alle 9-zero-zero, quando cioè mi chiamano, e oltre, fino alle 9-e-trenta quando mi portano in sala operatoria), Dopo mille peripezie ospedaliere, mi si opera. Mi si tira fuori l'uovo di pasqua. Mi si richiude. e Mi si sveglia.
    "Fatemela vedere" con un filo di voce, la sopravvissuta rediviva disse.
    E mi fu mostrato un ammasso ripiegato di pelle lucida e screziata di rosso. Giacchè questo era: pelle. Pelle cresciutami nelle ndrame della mia pancia, azzeccata all'ovaio sinistro. Pelle ectopica, che in gergo tecnico significa: che non c'entra un cazzo là dove sta.
    Un teratoma maturo. E bello maturo, aggiungerei: maturo come un melone a prova che dopo che lo provi dici "Ok, è proprio bell'e maturo". Maturo come un casco di banane che parte verde dall'amazzonia e arriva giallognolo al fruttivendolo dell'angolo (NB: tripla rima in cinque parole... questa è arte signori...). Bello maturo come un cocomero. Tondo. Tondo. Che voleva giustamente essere il più maturo del mondo.
    E qui ci eravamo lasciati: voi spaparanzati davanti al monitor del pc, a cecarvi gli occhi per cercare di leggere queste importantissime parole che vicosteranno qualche diottria (non accetto parcelle di oculisti, tantomeno di ottici) e io, stesa sul lettino nella sala operatoria, appena svegliatami dai miei fumosi (e dimenticati) sogni anestetici coi ramarri verdi che danzavano e saltellavano tutt'attorno, con le loro belle cuffiette disegnate. Ma viva. Ero contenta perchè era già finito tutto. Ma lo fui per poco.
     
    parte 2. Tutto il resto è... cocomero.
     
    Ricordoche la primissima sensazione, appena fui cosciente, fu di nausea. Pensai "Mò svengo". E' vero, ero sul lettino; ma perchè, si sviene solo in piedi? Cmq in certe circostanze mi sforzo di contrastare certe sensazioni, e riuscii a tenermi vigile
    Mi sentivo molto debole però, questo sì, e ricordando la mia occasionale compagna di stanza del giorno prima mi dicevo "mah, quella se ne venne in camera tutta arzilla e paciosa... mah".
    Già nel tragitto dalla sala operatoria alla camera (appena fuori mi attendevano mamma e papà, bianchi un cencio per l'ansia, nonostante la famigerata tintarella di mio padre da "mare a filari a filari", come lo chiamiamo noi popolazioni tribali sudiste dedite alle attività agricole) il mio corpo cominciò a scordarsi dell'anestesia e a ricordarmi "Uagnè, ca mù-mù t'avonn apiert e akius arret"
    che tradotto significa:
    "Giovane donzella, (non dimenticar) che or ora ti hanno aperto e richiuso nuovamente"
    Già. Non dimenticar. E per non dimenticare, cominciai a provare dolorini, ma proprio ini, dalle parti del basso addome. Giunta in camera, il dolore era così lieve, che presi a smaniare "FATEMI L'ANTIDOLORIFICO!!!!". Un'infermiera giovane, poverina, si ritrovò costretta a colelgarmi alla flebo una boccettina di paracetamolo. Tachipirina, per intenderci, Quando vidi la boccettina, cominciai a presagire la mia sorte delle prossime ore.
    Di lì a pochi minuti, infatti, il mio ramarro verde preferito, il mio ginecologo cioè, venne in camera e s'adombrò. M'intimò di non fare altre boccettine di tachipirina, perchè me ne avevano già fatte due in sala operatoria, e che siccome che avevo perso molto sangue e rischiavo ancora di avere altre emorragie per via della "diatesi emorragica" (avevo cioè dimostrato una spiccata reticenza del mio sangue al voler coagulare... che volete, mica lo si può costringere, se non vuole coagulare non coagula) non dovevo fare alcun antidolorifico. "mettiti il ghiaccio sulla pancia, se proprio proprio non resisti, allora fai la tachipirina".
    Il ghiaccio sulla pancia.
    IL GHIACCIO SULLA PANCIA?
    Cioè, fatemi capire: mi aprite, mi tirate fuori le ndrame, mi fate perdere litri di sangue, mi richiudete coi punti dovuti al caso... e io devo tenermi i miei dolori... col ghiaccio sulla pancia?????? Ero così stranita che non ci volevo credere.
    "No... - mi dicevo - non è possibile... è un incubo... no..."
    Invece era tutto vero.
    Vero come il fatto che, debole che manco riuscivo a sollevare il braccio, non potevo neanche mangiare; perchè cmq il primo giorno, ovvero giorno zero, non si può. Così, mi son fatta quei bei succosi due litri di soluzione fisiologica, che ve li raccomando proprio... sìsì, ma li sogno la notte proprio...
    Le mie prime 24 ore da "vera malata ospedalizzata" me li son fatti così: legata al letto, connessa da un lato alla flebo, dall'altro al catetere (che cmq ho parzialmente benedetto.... perchè, debole e accippinata di dolori come stavo, come diavolo avrei potuto alzarmi per andar al bagno?) e per giunta immobile. Primo perchè effettivamente ogni movimento era nefasto, specialmente se accennavo a mettermi sul fianco. Secondo perchè se restavo immobile i dolori eran più sopportabili, con la tavoletta del ghiaccio spiaccicata sulla pancia.
    Di minuto in minuto, una preoccupante situazione andava aggravandosi: ciò che vado a dire di seguito può essere foriero di rigetto del contenuto gastrico, sicchè, ansiosa per la vostra assimilazione del cibo, ho pensato di richiudere nel riquadro i dettagli truculenti; indi per cui, gente che avete lo stomaco debole, zompate a piè pari il riquadro, gente che amate gli splatter e ve ne fate un baffo dei dettagli truculenti, leggiate pure.
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    Il mio intervento di laparoscopia constava di tre perforazioni: una a livello dell'ombelico (solo a pensarci mi dico "ahia") per farci entrare una sonda, gli altri due, uno in direzione dell'ovaio incriminato, l'altro diametralmente opposto (per far che, non lo so, ma cmq c'ho il buco). Parte essenziale dell'intervento era l'insufflazione di anidride carbonica nell'addome, per rendere più visibili i visceri; per metterli in evidenza all'occhio del ramarro verde, insomma; quando si richiude il malcapitato ovviamente parte di questo gas resta in addome, e pian pianino, col tempo (che al malcapitato appare eterno) viene assorbito - nota fisico-chimica: la CO2 è una molecola piccola e senza carica netta, che quindi attraversa le membrane tranquillamente... ma le ci vuol il tempo che ci vuole, poveraccia - ed eliminato con la respirazione e altri mezzi. Nel frattempo che sta là, però, ti gonfia la pancia come un pallone aerostatico, quindi ti esalta i doloretti che già hai per conto tuo nelle parti disastrate, ti dà la nefasta sensazione che da un momento all'altro ti saltino i punti delle ferite e ti esploda l'addome, e sopratutto ti evoca un dolore riferito alla spalla sinistra - in realtà, a me tutt'e due. Un dolore talmente acuto e insopportabile da esser assimilabile a quello dell'infarto cardiaco. Ora, ghiaccio e caro, questi dolori globali mi facevano impazzire. Tanto più che non potevo nemmeno muovermi. Ovviamente nella mia mente deformata dagli ultimi eventi cominciavano a farsi strada le ipotesi più azzardate: e se c'ho una peritonite... che ne so.. magari gassosa? e se mi sta venendo veramente un'infarto? E se mi viene una trombosi, un'embolia... magari è in atto, e io confondo i dolori, e nessuno se ne accorge, e muoio...".
    ______________________________________________________________________________________________________________________________
    Sono un essere molto fantasioso lo so. Certe persone dovrebbero non essere candidate ad operazioni di qualunque genere. Ma neanche all'ospedalizzazione.
    Ad ogni modo, arrivò la notte. Per fortuna mia mamma rimase con me, azzeccata al letto, povera donna, a tenermi la mano.
    L'unico sfogo che potevo permettermi era la lamentazione. E chiamare tutti i santi che ricordavo, e Gesù, e tutti nomi delle persone che mi venivano in mente. Avevo sonno, ma quei dolori avrebbero tenuto sveglio anche un diabetico (la cui soglia di sensibilità è più alta del normale); non ne potevo già più. verso l'alba mi addormento, dopo aver implorato una boccetta di tachipirina.
    a giorno fatto, insofferente per tuti i tubi da cui dipendevo, comincio a dire: levatemi l'ago! levatemi il catetere! ho fame, ho sete..."
    Una lagna insopportabile.
    Decisamente, il ruolo della paziente non mi si addice.
    Per fortuna passa il mio adorato ginecologo che mi dice "sì, sì, via tutto; ehi, che tu domani ti devi alzare e andare a casa"
    Ok sul levatemi tutto... ma, andare a casa? Manco mi riuscivo a sollevare la testa dal cuscino... andare a casa???
    Cmq, già fu un sollievo ottenere che mi levassero l'ago della flebo, giacchè l'impossibilità di far grandi movimenti col braccio destro, mi faceva venir un male cane... (come se ne avessi avuto bisogno)... sul catetere fui un pò meno contenta, primo perchè mi sarebbe toccato di andar al bagno sulle mie gambe, levandomi dal letto eccetera, secondo perchè... beh, se non avete mai avuto un catetere, non potete sapere cosa si prova quando lo levano. Ricordo, cmq, che ringraziai Gesù Cristo, la Madonna e Dio per avermi fatta donna, con la mia uretrina tascabile, che se nascevo maschio, con la versione extralarge (a voler esagerare; che, si sa, le taglie medie non sono poi così... generose, diciamo. Senza offesa al pubblico maschile che si sente fuori dalla media, eh) allora sì che erano santi dolori... cmq, ringraziai anche perchè l'inserimento era avvenuto sotto anestesia. Che sennò.... mò me lo facevo mettere il catetere.
    Devo ammettere anche, che fui sollevata di vedermelo togliere. Perchè purtroppo per tutte le precedenti 24 ore avevo tenuto in testa e davanti agli occhi il faccione fumettistico del mio professore di microbiologia che della microbioloia aveva spiegato un quasi niente, ma che ci aveva tenuto a farci entrare in zucca che: "le infezioni ospedaliere sono frequentissime, e le più frequenti in assoluto sono quelle urinarie da catetere... "
    Ero quindi rimasta sveglia con questo pallino dell'infezione delle vie urinarie, anche grazie al mio prof. Che possa ricevere tutte le benevole benedizioni che gli ho mentalmente inviato quel giorno.
    Un'altro pallino di quei giorni erano le piaghe da decubito. Siccome mi toccava star immobile per tutta la sacrosanta giornata, cominciai a chiedermi da che momento si rischiava di farsi venire le piaghe da decubito. Sicuramente non poco; questo, razionalmente, lo sapevo. Il guaio, signori, è che una persona dotata della mia immaginazione ha bisogno di molto poco, ma davvero un nonnulla, per costruire nella mente sensazioni orripilanti... già sentivo sotto il sedere schiacciato tra il materasso e le ossa, l'immobilità del sangue che prendeva a stagnare, a coagulare, a dispetto della maledetta diatesi emorragica che mi costava i santi dolori, a far marcire e necrotizzare le mie povere chiappe...
    Per fortuna che quella mattina mamma aveva pensato bene di tornar a casa " a rinfrescarsi", diceva lei. Ma piuttosto " a dormire". Per fortuna perchè chissà come mi avrebbe paraculata per queste storie...
    Un'altra cosa che si nota stando in ospedale da paziente è quella cosa che hanno in comune Schopenhauer e Franco Califano, ed è opportuno ricordare che no, il Califfo non mi risulta abbia scritto trattati di filosofia, sebbene mi risulti esser stato beneficiato di una laurea ad honoris causa in Filosofia (milioni di punti interrogativi intervallati da eclamativi) in america (grande paese, l'america), d'altro canto no, Schopy non mi risulta avesse un insaziabile appetito notturno, di qualsivoglia natura...............
    e perciò la cosa di cui parlo è: la noia.
    Mortale, devastante, angosciante, irriducibile, incontrastabile, implacabile
    noia.
    Ti vien in mente di tagliarti le vene. Così, per far qualcosa di diverso e interessante.
    Impari a memoria ogni dettaglio delle pareti e del mobilio. Che cmq, si sa, l'ospedale non ne ha in abbondanza.
    Impari a memoria tutti i nomi dei tuoi conoscenti che scorri febbrilmente e quasi autisticamente ogni tre secondi in rubrica, nel cellulare.
    Impari a memoria qualunque cosa ti capiti di vedere e fare in giro.
    Non puoi leggere. Non perchè sia vietato, ma semplicemente perchè in primis non puoi adottare la posizione consona alla lettura, in secundis non ti va di leggere: scorri due frasi e il cervello va all'addome gonfio, al dolore... e le piaghe da decubito... non ti concentri.
    Non puoi chiacchierare con nessuno! Perchè nessuno sta senza un cazzo da fare per star incollato al telefono a farti passar il tempo, e soprattutto nessuna infermiera non ti manderebbe male se le dicessi "la prego, stia un pò qui con me... facciamo due chiacchiere..."
    In quel momento pensi: qualunque faccia si affacci alla porta è benvenuta. Anche quella del più cazzone antipatico.
    E di conseguenza adocchi l'orologio digitale a muro di fronte al letto che ovviamente non va avanti. Se lo stai a fissare sempre, no.
    La visita delle 12.30 diventa il miracolo salvatore della giornata.
    Ma prima.... prima c'è il succulento pranzo. Alle 11,30.
    Il vassoio è lì, con la pastina in brodo e la mela cotta che, invitanti come un coro di sirene di ulisse, ti chiamano dal tavolo a un metro dal letto. Ma tu sei,appunto a letto, con una samsonite piena di co2 al posto della pancia, milioni di dolori lancinanti, e l'emoglobina a terra per la debolezza... e devi alzarti. Alzarti per mangiare. Mangiare per sentirti più forte. Sentirti più forte per camminare che domani esci da quell'odioso noiosissimo ospedale.
    E in tutto ciò devi portarti in giro il pallone aerostatico. E cambiare posizione...
    E dovresti chiamare l'infermiera per farti aiutare, ma di spingere il bottoncino rosso, ti spingi proprio, perchè non ti va per niente.......
    Riuscirà angela ad alzarsi dal letto e ingurgitare il nettare degli dei che la renderà un essere quasi umano e deambulante?
     
    lo scopriremo nella prossima puntata.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: bò. a piacere vostro.
    April 17

    Angela e il suo letto - parte 1 - Gli allegri ramarri verdi

    Tanto per ribadire il concetto: sono viva.
    E colgo l'occasione per ringraziare di cuore tutti quanti si siano prodigati per non farmi affatto pesare la degenza, e alleviarmi le dolorose lamentazioni post-operatorie... grazie infinite perciò a tutti quelli che si son degnati di venirmi a vedere la cera, o di chiamarmi ogni punto e momento... che son venuti a trovarmi a pasqua e pasquetta....
    lasciandomi, perciò a marcire ed ammuffire io, da sola con me stessa, facendo sempre più conoscenza col mio letto. Angela e il suo letto.
    A pasquetta c'è stata la variante sul tema "angela e il suo letto... e la tenda". Sì, perchè avevo due cuscini dietro, e riuscivo a vedere la tenda arancio etnica. Ho inventato un nuovo svago "contare le strisce della tenda". Non molto efficace devo dire, ma era qualcosa.
    Questa solitaria avventura è iniziata più di una settimana fa.
    Come ben sapete (se avete letto i post precedenti) dovevo operarmi per via di un tumore all'ovaio sinistro (forse ho detto il destro in altre occasioni... ma cmq era il sx). Quindi martedì 7 mi son ricoverata per far analisi ed esami vari ed eventuali. Appena arrivo, mamma mi fa mettere la divisa del malato: pigiama e pantofole. Sinceramente la cosa mi seccava un pò. Insomma... non ero malata! cioè, non mi ci sentivo, almeno.
    Manco arrivo, e le sanguisughe mi tirano quattro belle succose fiale di sangue. Poi l'elettroshock... ehm, no, quello me l'hanno fatto da piccola... volevo dire l'elettrocardiogramma. poi le urine... accccccc... ero appena andata in bagno, e... che volete, sovrappensiero l'ho fatta. L'infermiera ancora studentessa si smangiucchia un pò le unghie, poi, dopo gran conciliabolo con l'ostetrica e altre due infermiere, si è risolta in un "ok, allora le facciamo domani". perfetto.
    Mi gironzolo per la stanza. La mia occasionale compagna di stanza monouso è giù, operata per una cosuccia da niente. Con l'anestesia totale però. Provo a leggiucchiare. Alle 11,30 portano il succulento pranzo: riso in brodo. O dovrei dire: riso in acqua lievemente tendente al giallino. Già mi sento malata.
    Alle 16 circa, appena svegliatami dalla pennichella post-prandiale, sento urlare in corridoio (quel luogo franco dove non esiste giorno e non esiste notte):
    - CHE SIGNIFICA CHE HA "VENT'ANNI"? SEMPRE NA PAZIENTE è...... -
    io e l'occasionale compagna di stanza (che nel frattempo era tornata, già sveglia e arzilla) ci guardiamo con un "mah".
    Dopo neanche un minuto sbarca in camera un'infermiera: "Girolamo! a fare la lastra al torace, su!"
    La cosa è stata così repentina che mi scordo di levarmi il reggiseno.
    "Lo sai dov'è la radiologia?"
    "vera,mente no..."
    "Visto?" fa, con occhiata eloquente alla collega "Io voglio sapere mò come doveva fare questa (io) ad arrivare alla radiologia da sola... "
    Una pietosa inserviente mi accompagna (di palese malavoglia).
    Arrivo là e una signora attempata con un vistoso biondo platino in testa mi fa, ridacchiante: "Girolamo, e com'è? Non ci sapevi arrivare da sola?"
    La guardo allibita. la lastra si fa, e senza tanti complimenti un altro inserviente mi accompagna su.
    Mah, mi dico, questi c'hanno le beghe loro e le vogliono scontare su di me?
    Poi arriva il momento delle firme: mi danno prima i fogli del consenso informato sulla laparoscopia: lo leggo perbenino tutto tutto, pure le postille e le frasette piccoline. Ma nessuno mi dice niente. Sul foglio in realtà c'è scritto "dichiaro che il Dr tizio mi ha spiegato perbenino a puntino tutto l'intervento, che io gli ho fatto le domande e lui mi ha risposto, eccetera". Ma io il foglio l'ho letto da sola. E nessuno mi ha spiegato niente. E per fortuna che ho studiato cos'è una laparoscopia, sennò mi sentivano... così firmo.
    Poi mi chiama l'anestesista. Qui non è d'uso presentarsi ai pazienti. N'altro poco manco ti guardano in faccia. "scusa se esisto", mi vien da dire.
    Questo essere ignoto, di cui so solo che è un anestesista, mi fa uno sterile fuoco di fila, che sembra di essere dal salumiere "quante fette? va bene così?". Anzi no, scusate. Il salumiere a volte ti fa battutine e ti chiede della famiglia o cose così. Qui non è d'uso.
    - E' diabetica?
    no
    - Ipertesa?
    no
    - E' allergica a qualche farmaco o sostanza?
    no
    - Firmi qui e qui, prego.
    PREGO? Il signorino non si presenta, non mi guarda in faccia, non sa nemmeno che cos'ho... e mi da il foglio bello bello che glielo devo firmare su una "anestesia totale"??? Vi giuro che l'ho guardato per un lungo minuto allibita e immobile.
    Lui se n'è accorto e aquel punto mi ha sorriso. "che ti sorridi? imbecille!" ho pensato. Poi mi son detta "uè, angelì, che se qua ci mettiamo a far questione, questo poi ti prende sul naso e chissà come te la fa poi l'anestesia...". Quindi zitta, muta... e firmo. Il consenso muto e disinformato. Tra me e me mi dico "mò che vedo il dottore, quante gliene devo dire..."
    Torno in camera, e la mia occasionale compagna di stanza m'informa che mi hanno portato la cena. Sono le 17,30. "la cena??? no, non è possibile, sarà la merenda...". Una merenda a base di riso in bianco, con sporadici frammenti filifomi di pomodoro, che ho molta cura di evitare. per pietà di me stessa prendo la mela e la metto da parte. "Così se ho fame dopo...". me la mangio verso le 21.
    Leggo un bel pò del libro che mi son portata. verso le 23 mi decido a spegnere. "Che domani non si sa come andrà...".
    Non riesco a dormire però. penso. Al tumore che mi sono cresciuto e pasciuto in tutta pace per chissà quanto tempo; alla faccia del ginecologo che mi ha visitata in mattinata commentando "ammazza quant'è grosso" e spalmando per mezz'ora il suo considerevole naso sul foglio degli esami dei markers tumorali (negativi).
    Penso alla mia occasionale compagna di stanza che oggi l'hanno operata e domani esce. Sta meglio di me. Penso "allora sarà una cosa rapida e indolore. che ci vuole?".
    la notte dormo abastanza bene. Ma verso le 4 mi sveglio. Penso che devo ricordarmi di far la pipì nella provetta. Cò sto pensiero della prima pipì mattutina, m'addormento più o meno fino alle 5, quando, vuoi o non vuoi, mi scappa: allora mi alzo, e dico "O, facciamola, e togliamoci il pensiero". Infatti, fattala, si può dormire decisamente meglio, fino alle 7,30 circa.
    poi, vuoi o non vuoi, ti buttano giù dal letto. E solitamente, non vuoi.
    Purtroppo devo restar digiuna, perchè mi aspetta una giornata coi fiocchi, a base di succulenta anestesia totale.
    verso le 9,00, dopo che ho misurato a passi tutto il pavimento della stanza e mi son torturata le mani, mi chiamano. mi stendo nel lettino, e saluto con la manina l'occasionale compagna di stanza in procinto di andarsene.
    Mi parcheggiano in corridoio. In ogni dove ci sono donne e ragazzine con tanto di airbag-pancione, che mi squadrano e mi guardano dall'(ovvio) alto-in-basso. Sembrano pensare "cosa ci fa questa intrusa qua? non è mica incinta? è fuori del club...". Resto parcheggiata in corridoio per quasi mezz'ora. Ad un certo punto chiedo a un'infermiera "scusi, ma c'è il dottor dell'aera?"
    "Sì, è già giù che sta operando" mi fa "Ma cos'è, è lui il tuo dottore?"
    "Sì"
    "e non ti fidi di nessun altro perchè pensi che siano tutti scarpari?" (Scarpari = gente non molto avvezza a condurre il mestiere per il quale è cartaceamente qualificata)
    "Sì, è così" rispondo.
    "fai bene" mi dice quella.
    "stiamo apposto" mi dico "stiamo proprio apposto". Tra me eme penso che se non vedo Dell'Aera, col cavolo che mi faccio operare. Consenso e tutto, me ne vado.
    Sono momenti di puro panico. Penso che in tutto questo tempo, in tutto il tempo trascorso tra la diagnosi e ora, non ho mai pensato neanche per un momento all'operazione. Cioè sì, vagamente... ma in realtà non ho pensato realmente a quello che mi capiterà... non ho pensato al fatto che mi bucheranno la pancia e ci metteranno cose dentro. Cose che mi auguro si ricordino poi di togliere.
    Arrivano. Vengono a prendermi. "E' troppotardi, penso, troppo tardi per scappare". Sì, penso proprio che se avessi atteso 5 minuti ancora, me ne sarei scappata. Con tutto che ero mezza nuda sotto il sottilissimo lenzuolo (la pudicizia diventa un fattore secondario, talvolta).
    Mi guardo i soffitti dell'ospedale mentre esco dal reparto. Mia mamma e mio papà si erano messi a spiare dentro dagli oblò, e facevano odiosi segni con la manina, come se stessero esortando il pescetto nell'acquario a far qualcosa di buffo. Esco e mi stringono la mano; sono tesa, ma santo cielo loro mi tendono ancora di più! li liquido con 2 smorfie e un "state tranquilli, non è niente".
    altri soffitti. Mi vengono in mente le scene finali di Carlito's way, quelle in cui lui, sparato a morte, viene trasportato in ospedale e si guarda i soffitti, appunto. (In mancanza d'altro, che - dicono - sia foriero di discreta fortuna, faccio corna sotto il lenzuolo) Mi vien davanti agli occhi anche l'icona verde dell'exit. e penso "sì, ma gradirei uscire dall'entrata principale, grazie. Avrei ancora delle cose da fare quassù, sulla Terra...".
    Eccoci: la sala operatoria. Brulica di ramarri verdi con le cuffiette colorate.
    Arriva un'anestesista, rubiconda e gioviale. Ridendo e scherzando, M'incannula una vena con grazia. Entro nella mia vera e propria sala operatoria. Un altro anestesista mi da corda. sembra che la parola d'ordine sia "ridi e scherza, che tanto sei su candid camera". Peccato che sul lettino ci sto io.
    "che fai?"
    con la voce più tombale che mi riesce "studio"
    "che cosa?"
    "medicina" (un tono sotto)
    "che anno"
    "sesto" (tre toni sotto)
    "apposto!!!" scatta la risata corale "mò, diamogli un bisturi a questa, che si opera da sola...."
    Intanto il dottore ancora non si vede. Io penso "che mi frega che sto nuda? Io mi alzo e me ne vado, perchè le pinze addosso da un altro col cavolo che me le faccio mettere...". Arriva un altro e mi fa, d'amblè "quanto sei alta?"
    Quanto sono alta? Vi giuro che in quel momento mi si sono confuse le dimensioni nella testa; non sapevo più cosa era basso e  cosa alto, e che numero dare...
    "Quanto pesi?"
    Quanto peso? ma sei scemo? un'altro pò non mi ricordo come mi chiamo, e tu ora, a due minuti dalla mia operazione ti ricordi di chiedermi quanto peso e quanto sono alta? ma poi, di grazia, COSA CAZZO CHIEDETE A FARE L'ANAMNESI? PER IL GUSTO DI IMBRATTARE CARTE O COSA? MA LI AVETE GLI OCCHI O QUANDO BUCATE UNA PANCIA SI GIOCA A MOSCA CIECA?
    Il panico a tremila è diventato panico a tremilioni; ed è diventato a tre miliardi quando lo stesso omuncolo scemo (che secondo me la divisa verde l'ha vinta ai punti Barilla) mi ha chiesto "sei diabetica". Lì giuro che a momenti saltavo giù dal lettino, gli azzannavo la giugulare e me ne andavo coi gioielli al vento. Menomale che l'anestesista muto del giorno prima mi aveva fatto l'anamnesi. Ma forse qua si usa così "L'anestenista chiede sempre due volte". Come il postino.
    Assodato che no, non sono diabetica, e no, nemmeno ipertesa, e no, neanche allergica (che io sappia: e a quel punto un sano avemaria non mel'ha risparmiato nessuno), è arrivato finalmente lui, il MIO dottore.
    "E' cresciuto ancora" mi fa
    " eh, lo so..."
    "ma possibile che non sentivi niente??"
    Dottore, e che vuoi da me? Mica è colpa mia....
    tempo 3 secondi netti da queste battute e io sognavo.
    Ora, c'è chi dice che in questi sogni artificiali si possano vedere cose strane. Forse l'aldilà. Sinceramente non ricordo proprio un bel nulla; ricordo solo che sì, sognavo qualcosa, e a un certo punto mi son sentita chiamare. E io, che dormivo placida e serena, ho pensato "Chi cazzo è che mi chiama... uffa.... ma si fa così? se uno vuole dormire? non si può..." Dopo un pò ho fatto mente locale. "Ah, è vero: mi hanno operata". Mi son sentita di svenire sul lettino, ma ho resistito; poi ho visto il bel faccione tondo e rubicondo del mio adorato dottore; diceva qualcosa; alla terza volta ho capito: diceva "Cisti dermoide, era una cisti dermoide"
    E io ho risposto "Lo so. Lo sapevo. L'avevo immaginato" e poi "Fatemela vedere"
    Il mio parto.
    Mio figlio.
    La cisti.
    Il teratoma bastardo che mi ha fatto crescere sedici centimetri e mezzo di diametro di pelle farcita di sebo e sangue nel cuore delle mie ndrame. Teratoma maturo, per fortuna, e quindi benigno. Di nuovo soffitti, exit... si torna in camera... mamma e papà, pallidi come non mai sembrano danzare intorno al lettino.
    "E' finita, cazzo" mi dico "Ero così preoccupata... ed è già finita".
    E invece ERA SOLO L'INIZIO.....
     
    End - part one
    to be continued....
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Song to a siren, John Frusciante
    April 12

    Auguri

    Ho poco tempo, ma colgo l'occasione per far gli auguri di buona pasqua a tutti.
    Sono viva, ancora (e chi l'avrebbe mai detto?), l'intervento è andato bene e non smetterò mai di santificare e ringraziare il mio ginecologo che è stato il migliore di mia conoscenza. Anzi, voglio scriverne nome e cognome, dottor Leonardo Dell'Aera, il miglior ginecologo ed ecografista che Angela Teresa Girolamo conosca. Che è tutto dire. A lui, e a mia madre, che ha passato giorni e notti insonni al mio capezzale, un grazie grande quanto il sistema solare.
    In questo giorno, non posso far a meno, data la mia recente esperienza, di pensare a tutti quelli costretti per un motivo o per l'altro in un letto, a casa o in ospedale, costretti a ingurgitar pastina, senza neanche tanto gusto se c'hanno dolori, o peggio, legati a una flebo e un catetere, costretti ad aspettare quell'ora di visita di amici e parenti come fosse l'unica ora di vita in tutta la giornata. I miei auguri e il mio pensiero a tutti i malati e gli ospedalizzati che sis entono tagliati fuori dal mondo, e ai feriti e ai perenti dei morti in Abruzzo. Non sono molto brillante oggi, vero? lo so, scusatemi, non posso essere sempre al massimo.
    Ma sono viva, cazzo, e riesco a star seduta oggi. Cosa posso volere di più?
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: No one, Alicia Keys