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    October 26

    Il bambino è padre dell'uomo

    L'arcobaleno

    Il mio cuore esulta al cospetto
    dell'arcobaleno nascente:
    come nel venire al mondo;
    come nel sapersi uomo;
    Così, nello scoprirsi vecchio,
    o mi sia data la morte!
    Il Bambino e' padre dell'Uomo
    e siano i miei giorni
    l'uno all'altro stretti
    dal sentimento della natura.

    (Trad.R.Ranucci) W.Wordsworth (1770, Cockermouth - 1850, Rydal Mount)
    Con mio fratello si litiga in media dalle 2 a multipli di due volte al giorno; é una delle ragioni principali per cui spesso, mezz'ora dopo esser rientrata a casa, dopo una settimana o più di assenza, vorrei riscappare a Bari. Il problema è che con lui sembra di parlare sempre comunque in una lingua diversa; forse abbiamo logiche di pensiero inconciliabili. Il fatto è che parlare con un nichilista niciano puro non è facile; non c'è risoluzione nei nostri confronti, non c'è elasticità.
    Eppure oggi abbiamo fatto una conversazione illuminante e bellissima sul tempo, partendo dalla citazione di Wordsworth che titola il post. Wordsworth era un compagnuccio di merende di Coleridge (sapete, quello del vecchio marinaio...), tant'è che tutti e due insieme vengono chiamati i padri del romanticismo e del naturalismo inglese.
    Riflettevamo: il Bambino è padre dell'Uomo, perchè in ogni caso viene sempre "prima" dell'uomo. Perchè è (aristotele sta esultando) il seme in potenza dell'uomo; però il Bambino è anche più vecchio dei vecchi, perchè quando "era bambino" ha vissuto un'epoca che per forza di cose sarà antica rispetto a quella che vivrà quando diventerà "vecchio". Un pò contorto, ma incontrovertibile. Credo.
    Ma prima ancora di questo, la determinazione Bambino e Uomo non è concepibile se non si considera il Tempo, che è il filo conduttore dall'uno all'altro. Ma, a differenza dell'Uomo e del Bambino, il Tempo è una concezione dell'uomo: cioè, esiste perchè l'uomo ha deciso che debba esistere. Se l'uomo volesse distruggere tutti gli orologi e decidesse di ignorare il tempo, quello convenzionale (appunto inventato dall'uomo) può farlo. E questo perchè? Perchè in realtà non esiste il tempo, ma esiste la finitezza della vita, esiste l'evoluzione della vita che cresce in curva gaussiana verso un picco di splendore e poi decresce verso lo scompenso funzionale della vecchiaia e la morte. In due parole: il DNA e l'ossigeno. Il tempo assoluto, come lo intendiamo noi, è stabilito dal DNA e dalla corruttibilità delle cose, realizzata chimicamente dall'ossigeno. Noi cresciamo e viviamo finchè il DNA può replicarsi (e può farlo entro un finito numero di cicli), scontrandoci con gli eventi dell'ambiente, che è come noi corruttibile.
    Questo il sunto di 2 ore di chiacchiere tra me e quest'entità polemica a tutti i costi che è mio fratello.
    Poi l'idillio s'è rotto per colpa della Melandri: al TG hanno detto che Obama ha "chiamato" la Melandri per "dargli 'na mano" cogli italo-americani indecisi e razzisti d'america. Alchè Lui: "eh, e che cosa gli darà Obama in cambio?". Di qui una lunghissima e accesa discussione sul fatto che "nessuno fa niente per niente" (Tranne, forse, Gesù Cristo e Garibaldi), e mentre noi eravamo per il partito "è normale, è una legge di natura", Lui resta del "No che non è normale; sarà una legge di naytura ma è tristissima".
    La discussione è complicata e perciò resterà aperta, temo per sempre.
    Detto questo annuncio (ma forse l'avrò già fatto altrove) che sto (stiamo, io e quel mio fratello di cui sopra) lavorando a un libro di filosofia, discussioni su grandi, piccoli e medi temi, in chiave ironica e nello stile che voi sapete. Titolo: la seconda filosofia. Si raccolgono volentieri suggerimenti.
    baci.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Concerto per piano n°2, Rachmaninov
    October 23

    Non reggo l'alcool figuriamoci il Primitivo

    Non è normale che mi dia al vino due volte in meno di una settimana… dovrò cercare il numero dell’alcoolisti anonimi… domenica era il bianco, stasera il primitivo, quello proprio doc, quello poprio che ti fa partire appena la prima molecola d’alcool arriva in circolo. :-D mma lo sapevate che le donne hanno gli enzimi fatti a pposta per regger l’alcool meno di un uomo? Credo, sotto queesto profilo, di essere la donna più donna di qualunque donna che abbia mai detto di essere donna. (provate a dirlo 10 volte di seguito… ahah). Cmq… ho i riflessi moooooolto rallentatio.
    E le pupille così dilatate che mi si può studdiare la retina ad occhio nudo. E Monica ride…
    Il bello è che prima avevo sonno, ma adesso non più. Mmah.
    Suonano il silenzio giù alla caserma, sembra quasi che ci stia dicendo “sgallettate, a letto!”. Posso pure mettermi a letto (ci vegeto a letto, e quando sono in piena produzione creativa diventa un’appendice extracorporea, ioeilletto, una cosa sola. Se mi alzo sembra quasi venir via con me) am tanto non dormo. Perché si suona il silenzio? Cioè, perché proprio il silenzio? Perché non una Ninna nanna di Brahms? O il canone di Pachelbel? O magari la piccola serenata notturna di Mozart? O che ne so magari una canzone di Giusy Ferreri che mò va di moda che quasi quasi mi sta antipatica proprio per questo?
    Ve l’ho già detto che non mi piacciono le cose di moda? Sì, credo. I libri di moda. Mò tutti parlano di sto cavolo di Giordano, e per partito preso io non lo voglio leggere. Quando ridiventerà un perfetto sconosciuto lo leggerò (se non sarà fuori catalogo). Mi piace comprare cose dai rigattieri. Libri vecchissimi fuori stampa, cosse appartenute a qcun altro. Ce n’è uno su via… cavolo, non mi ricordo che via (una via lunghissima, ad ogni modo) che m’illudevo lo facesse per passione. Lo fa per soldi, perché è in pensione, e ha un mucchio di cose usate, sue o non sue, da vendere per arrotondare. Non sa nemmeno lui tutta la roba che ha. O il suo valore (affettivo, fittizio, o che so…).
    Ho la tachicardia dda vino. Se all’esame mi chiedono glli effetti dell’ebbrezza so rispondere a menadito. Ho mangiato da schifo; cioè, la parola è riduttiva. Diciamo che nel mio addome (da 6 anni a questa parte ho bandito dalla mia testa la parola paancia, peccato, è più evocativa) lo stomaco da un aparte e il fegato dall’altra si stanno battendo in singolar tenzone… chi vince paga pegno. Cioè il vomito. Vomiterò per lo stomaco iperpieno o per il fegato ipergrosso? Si accettanoo scommesee. Questa è la stagione delle scommesse.
    Scommetto che non arrivo alla fine del penseiro che se n’è già in effetti andato.
    Oggi ho scommesso con il mio amico accademico ufficiale inglese Ben che chi manda all’altro la lettera per ultimo pagherà un caffè all’altro. Il bello è che non sappiamo dove. Lui suppone che io mantenga la mia annosa promessa di andar a Londra, io suppongo che rinnovi l’annuncio di venire in Italia, in alternativa c’è la Francia. Vuole che torniamo ascriverci le lettere as we used to do un tempo. Mi sa che ho già perso in partenza.
    Ma i caffè arrivano con PaccoPosta?
    No, la visione del caffè mi dà la nausea. Vedo pesci rossi. Giochiamo questi numeri: primitivo, silenzio, ufficiale inglese, caffè, pesci rossi… manca uno. Manca la vergogna. Scrivo da cani, ma i gatti continuano a dirmi che sono dei loro. Mi sento tanto un bastardino. Un bastardino ubriaco. Ma non perdo del tutto i sensi. Mi sa che non è una cosa buona.
    Poco fa Bruno Vespa, l’uomo più brutto mai visto per così tanto tempo in tv, dedicava una puntata a “che cosa faresti con 100 milioni di euro”? io mi comprerei il quartiere carrassi, ci caccerei tutte le famiglie presenti e lo affitterei solo a studenti, poi aprirei una catena di università private, sovvenzionerei la prova che la fusione fredda esiste per metterla a quel posto a chi si è dato da fare per nasconderla. Anzi no, mi compro tutta Bari e la dichiaro Stato Indipendente di Bari, e io sarò il presidente. Anzi, la regina-presidente, con titolo ereditario, e sarò una dittatrice. Ma illuminata. Dall’Enel. Caccio da Bari tutti i baroni e i puzzoni raccomandati. Poi trovo il vaccino per la malaria e salvo tutta l’Africa, e costruisco un supermega impianto idrico e di fogna. Poi creo una casa edditrice e, siccome sarò regina-presidente faccio una legge che obbliga tutti a comprare e leggere i miei libri. Poi una volta l’anno indirò il carnevale come si faceva una volta e allora saremmo tutti regine e re e io una poveraccia qualunque. E alla fine un sovversivo comunista con un ossicino di falange di bambino tra i denti mi riconoscerà e mi sparerà nella pancia al fegato (quindi vincerà lo stomaco) gridando “Viva il popolo, abbasso i dittatori!”. E mi odieranno tutti. E siccome mi odieranno, con i soldi rimasti o fatti fruttare (sui conti svizzeri) ci pagheranno i cazzi loro e io finirò in una fossa comune. Ecco, che cosa ci ho guadagnato con un cazzo di biglietto. Una lurida fossa comune.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Life on Mars, sempre David Bowie (qui mi suggeriscono anche Negramaro, ma è troppo scontato...)
    October 22

    Fannulloni!

     Siccome noi donne andiamo risaputamente d'accordo solo con le fasi lunari, oggi sto una meraviglia. Da stamattina, quando alzandoci alzandoci Monica ha acceso il mediaplayer del suo pc, e abbiam cantato a tutto spiano (alle 8.00 di mattina) "Insieme a te non ci sto più", e altre cose che mò non mi ricordo... arrivo all'altezza della chiesa russa e un omino piccolo e rugoso attacca a suonare la fisarmonica. Che bello, ho pensato, stamattina Bari è piena di musica. E sole. Mi sa che rifaremo la storia di due anni fa, quando portavamo ancora le canotte in casa fino a metà dicembre...

    A parte le mattinate tropiche, vi annuncio che mio padre è stato dimesso e (così dicono) dovrebbe star meglio.
    La giornata si è avviata al meglio quando anzichè scrostarci dalle sedie dell'aula alle 14,00 abbiamo anticipato la fine di Gineco alle 13. Con giubilo generale. Stasera mi apsetta un'altra cenetta a 4 (io e le mie coinquiline) per festeggiare (con un mese di ritardo) il comple di Monica. Il mio stomaco farà le bizze, ma siccome è un organo maschile lo farò tacere. Buona cena a tutti. vi alscio con una poesia d'alto lirismo che mio padre ha composto in un momento di dolore:
     
    al ministro Brunetta
     
    Vena emorroidaria
     

    Da quando è arrivato Lui ovunque c’è subbuglio

    Per il decreto “antifannulloni” di Luglio;

    vanta miracoli per aver guarito i cronici malati

    col semplice tocco di una penna da 4 carati.

    Io dopo aver lavorato per 30 anni con abnegazione e puntiglio

    Mi ritrovo con stipendio ridotto e un bel gozzo vermiglio

    Oggi, Seduto “là”, imprecando per il dolore che mi attanaglia

    Ad “egli” il mio pensiero ho rivolto, per rendergli pariglia:

    oh! Come vorrei che la sua illustrissima persona prima o poi

    possa ritrovarsi in piedi in poltrona a chiedersi

    chi mai può aver causato tali protrusioni?

    E noi, da tutta Italia, in coro grideremo:

    siamo stati noi, i fannulloni!

     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Insieme a te non ci sto più, Caterina Caselli
    October 21

    Odio quelli di rete4

    Odio quelli di rete4... protesto vivamente, anzi, mi faccio promotrice per la costituzione del comitato: "abbasso la TV-cesso (spazzatura è troppo troppo limitante...), ridateci i film bellissimi in orari per normali esseri umani". Ma che si credono, che siamo tutti nottambuli, che si alzano alle 12,00 la mattina, e poi vanno a svernare in Via Veneto come ai tempi di Fellini?
    Va bene, ammetto: un pò nottambula lo sono, ma non a prescindere... metti una giornata come ieri, col pranzo che andava bene come merenda, studio allucinante e neurotossico che ti annebbia il cervello... arrivi alle 23 che non t va neanche di sorbirti la pubblicità (dove mediamente per recepire ti basta mezzo neurone acceso).
    Protesto, protesto, protesto.
    Cmq, ogni vlta che vedo "Carlito's way" si rinnova un fiotto d'amore per Brian de Palma e Al Pacino. Ma come hanno fatto a fare una cosa così bella? Mistero.
    Ora più che mai (c'ho pensato a fondo in bagno mentre mi lavavo i denti) voglio leggere il libro. Devo trovarlo a TUTTI I CO$TI!!!
    CONSIDERAZIONI postume sul film in altro momento e altra sede, perchè lo stomaco reclama cibo e gli occhi sonno... vorrei svegliarmi la settimana prossima.
    ps. ho appena scoperto che questi pc dell'Università sono proprio "come a me" (=espressione dialettale ad indicare cosa o persona di qualità non propriamente eccelsa), indi per cui non hanno uno straccio uno di Office, non ci si possono aprire i files dele penne,non c'è manco MSN... che li hanno messi a fare? mah.
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: honoris causa= You are so beautiful, Joe Cocker, che come ben ricorderete mi ammalò di melofilia monotematica per la bellezza di mesi e mesi....
    October 20

    Fragile day

    Ieri (NB. Ciò fu scritto ieri, 19 ott) è iniziato con un risveglio da cardiopalmo, e finito con una schifosissima Tachipirina.

    Nel mezzo la crema di Lindor.

    Svolgimento:

    La mattinata fu alquanto frenetica e da panico, perché mio padre (non lo sapete, ma ve lo dico adesso: è stato operato la settimana scorsa in day-hospital) stava proprio male, e ieri l’abbiamo ri-portato d’urgenza all’ospedale, dove l’hanno ri-operato. Erano sorte complicazioni, con sospetta negligenza del chirurgo curante (bastardo figlio della categoria). Lascio immaginare l’ansia e lo stato d’animo corale.

    Però ieri era anche il 18 ottobre. Vale a dire il giorno della presentazione de La città fragile dei famosi (perché se n’è già parlato) tizi di Torino (che a proposito, hanno 2 nomi e 2 cognomi: Beppe Rosso e Filippo Taricco). Avevo deciso di non andarci più; avrei dovuto leggere una poesia di Pasquale Del Re, Per la statale, sulle prostitute nostrane, ma con lo spirito a terra, ogni volta che provavo ad esercitarmi mi metamorfizzavo in una figura mitica, metà donna-metà fontana. Poi Alina mi ha convinta ad uscire; e (mi) ha fatto bene.

    Mi ha distratto, mi ha divertito, mi ha fatto conoscere questi due personaggi straordinari che sono Beppe e Filippo.

    Ho adorato il libro prima ancora di conoscerli, e ne andavo parlando in ogni dove, bastava attaccare il disco in memoria (“Madò, bellissimo… l’ho letto in una notte! Ma non è come te l’aspetti, cioè…”). Per farla breve, mezzo corso B di medicina s’è appuntato sull’agenda “Città fragile – Rosso-Taricco. Ma giuro che non mi hanno pagata.

    Ora, però, che li ho conosciuti trovo confermati tutti i pensieri venutimi in testa di primo acchito.

    Soprattutto mi hanno fatto passare il malumore. Beppe ha recitato parte del primo racconto, “Seppellitemi in piedi” e l’ha fatto esattamente come l’avevo immaginato, più gli effetti speciali sonori (avete presente il rumorista di Scuola di polizia?...:-P), bravissimo, nonostante il mixer ebete e il microfono emozionato. A turno, Filippo e Beppe raccontavano episodi e aneddoti circa le tradizioni rom o i pregiudizi sull’identikit del barbone medio (tipo il nonnino di “Mamma ho perso l’aereo”…).

    E’ un libro bello, perché non fa retorica inutile (come invece se n’è fatta a scroscio ieri sera, dai sedicenti esperti del settore convenuti a commentare il libro; va citato a parte il signor Daniel Todescu, capo della comunità rom di Bari che con la sua semplicità e umiltà ci ha detto molto di più dei wa-wa che l’hanno preceduto – Tea giura di essersi commossa), ma racconta dall’interno le cose; Filippo ha conosciuto le persone di cui ha scritto, ha frequentato luoghi e cose, ha visto, ha persino rischiato… leggendolo, anche ignorando che è nato come spettacolo, s’intuisce subito la teatralità del testo (che alla fine è innata alle cose descritte, scusate il banalismo: teatro di vita). S’intuisce questo sottobosco sconosciuto che è la cultura altra da noi, la cultura rom, le storie (Storie) che camminano coi tacchi a spillo e le mini girofica, il passato dei senzafissadimora dell’odierno secolo, che a guardarli (guardarli?) vien da pensare siano spuntati da lì, dall’asfalto. Viaggiatori, a loro modo; no alpitour.

    Il neurone ti si accende e partorisce riflessioni della serie “è vero, cavoli, non ci ho mai pensato…”; eppure se ne parla a destra e a manca, ovunque. Eppure il primo gentile epiteto che l’ultimo dei neuroni di un uomo pensa (!) per offendere una donna è “puttana”; senza sapere cosa ci sia davvero dietro. Viene quasi da scoppiare a pensare alle storie di quelle donne per il cui coraggio le “vere puttane” nostrane non sono degne nemmeno di baciar loro i piedi (ma questo è un concetto che potrò più ampiamente spianare quando avrò finito di leggere un libro… inqualificabile. Della serie “mah”). Vittime sacrificali di nazioni, obolo da pagare a dio Visa. E Luxuria (ma – ? - il/la parlamentare non c’entra niente). Se un uomo va a puttane non è lui il problema? No, il problema vero è l’immagine. Come sempre.

    L’altra sera a casa a Bari con le mie coinquiline si disquisiva (a tratti animatamente) proprio di case chiuse, aperte, puttanieri, protettori e via dicendo. Alla luce della lettura fresca fresca del libro, mi feci portavoce dei signori di Torino, difendendo a spada tratta le suddette manovalanti (scusate l’immagine tristissima, ma è oscenamente calzante) del mestiere più antico del mondo, e accusando a pieno titolo i signori italiani che ogni notte a frotte frequentano i viali alberati dove non si dorme. Perché ci vanno? dev’esser sempre colpa nostra, vero? Colpa delle donne che non sanno tenersi buoni i mariti, che non sanno far le mogli. Solo ora, che vedo mia madre portar avanti da sola la baracca, mi rendo conto di quanto accidenti di potere abbia e debba avere la Donna in casa. E tu, mezzuomo (figura di tolkeniana memoria, ma se fossi un hobbit mi offenderei), dopo tutte le camice che ti stiro, dopo i pranzi che ti sforno, dopo i figli che ti pascio, tu brutto cazzone avariato (citazione (e)dotta da “Notting hill”) vai a spendere soldi “a puttane”? Ma io ti trancio l’amichetto, ti faccio diventare eunuco!

    Ecco cosa farei a mio marito se fosse così imbecille da farsi anche scoprire. Ma suppongo, con leggera punta di presunzione, che non sarei così imbecille da sposare un imbecille; semmai dovessi farlo, vi autorizzo a malmenarmi. Piuttosto zitella. 

    Per concludere, dopo la meravigliosa (e luculliana, fino alla gastroenterite da sforzo) cena, anzi durante, s’è pian piano acuito il calorino di febbre incipiente, che giustifica il finale a base di tachipirina di cui si accennava poc’anzi.

    Ma a parte la febbre, a parte la piccola-peste-Maria-travestita-da-bravabambina, a parte la caciara generale che ha reso in più d’un’occasione indispensabile la lettura del labiale, a parte i piatti che a momenti ci venivan messi pure in testa, fu serata memorabile conversando amabilmente di tutto e di più (persino dell’uomo-virus… potrebbe essere spunto per un nuovo racconto – come sono diabolica…). Della serie: menomale che Alina mi ha convinta ad andarci.

     

    PS. Attenzione, attenzione, avviso alla cittadinanza: stasera 23-e-qualcosa, su rete4 (credo) dovrebbe esserci “Carlito’s way”(unico dato certo). Vietato perderselo, anche a costo di scotch palpebrale… occhio, che domani interrogo. :-P

     

    Pps. Cmq l’aforisma nn me lo sono più ricordato… saggezza perduta. Porca pupazza era proprio una cosa fica (ma senza doppi sensi…), non tipo i baci perugina, ma più tipo le frasette di Wilde che le leggi e dici “Ti odio, ma in fondo so che hai ragione”.

    PPs. Lo so, sono stata lunga… ma tanto, non me ne frega niente. Ahah

     

    LA CANZONE DEL GIORNO: Via del campo, De Andrè, che sarebbe dovuta partire quando ho recitato la poesia (o prima o dopo), ma per colpa del mixer ebete non fu così. E confermo i Baustelle.

    October 17

    E' necessario vivere. Bisogna scrivere

    Satana è all’inferno per te.
    Ed è più moderno di te.
    Avremo divani fondi come tombe.
    Stando a quanto dice Baudelaire.
    Cristo muore in croce per me.
    Pietro brucia in croce per te.
    Santa è la bellezza.
    Tanta è la paura.
    Fai come faceva Baudelaire.
    Pasolini è morto per te.
    Morto a bastonate per te.
    Nello stesso istante.
    In qualche altra spiaggia.
    Si è fatto l’amore. Uniti contro il mondo.
    E’ necessario credere. Bisogna scrivere.
    Verso l’ignoto tendere. Ricordati Baudelaire.
    Caravaggio è morto per te.
    Luigi Tenco è morto per te.
    Nei fiori dei campi. Vive Piero Ciampi.
    Bisogna studiare Baudelaire.
    Saffo s’è ammazzata per noi.
    Socrate suicida per noi.
    Vivere per sempre. Ci vuole coraggio.
    Datti al giardinaggio dei fiori del male.
    E’ necessario vivere. Bisogna scrivere.
    All’infinito tendere. Ricordati Baudelaire.
    Baudelaire.
     
    Baudelaire, Baustelle
     
     
    ps. Quanto giudicate stupenda questa canzone, in tutta la sua (shopenaueriana?) bellezza?
    October 16

    Forrest Gump

    Ehi... pensavate che fossi morta, o svenuta, o rapita dagli alieni o altro del genere, eh?
    e invece no. Sono viva e semivegeta, con un sonno arretrato che non ve loracconto. Mi sento molto Forrest Gump oggi... è da ieri che corro...
    Casa stazione, stazione casa a bari,casa a bari policlinico, policlinico stazione, stazione casa, casa libreria, libreria casa di nonna (ieri era santa Teresa d'avila... lo so,non li fate gli auguri di onomastico, e probabilmente non sapete neppure che festeggio santa teresa, ma il fatto è che è la festa di famiglia, cioè quella a cui il clan dei Girolami tutto intero, partecipa annualmente, una rimpatriata cromosomica.
    Stamane, sveglia alle 6.00 per stampare copia 1.0 dell'editoriale, poi corsa casastazione, stazione policlinico,policlinico casa a bari, nuovamente casa a bari policlinico...
    non so come interpretare il fatt che le 3 parole più frequenti nella mia quotidianità siano: casa, policlinico, stazione.
    Per non parlare di Via Pasubio. Pass 3/4 delle mie giornate in via pasubio solo facendo avanti e indietro.
    Per fortuna c'è anche la libreria e il Presidio.
    Ieri,poi, era anche il compleanno della scimmia dorata minima (quella maxima sarei io), che è Tea. Tanti auguri,teuzza.
    Impo avviso:
    sabato 18 ottobre c'è la presenazione di un bellissimo libro "la città fragile" scritto da due tizi torinesi del teatro stabile di Torino, e parla di 3 figure a margine della società,i protagonisti della città fragile:rom, prostitute, barboni.
    il libro è bello,scritto benissimo, con ironia e veridicità. I tizi verranno sabato a Turi, al Palazzo marchesale. Chi può, non manchi.
    sto scrivendo tipo telegramma perchè sto al pc dell'uni e ho i secondi contati.
    ieri notte ho coniato u aforisma, ma porca pupazza mò non melo ricordo... mi spremerò le meningi tutto oggi per cercar di farvelo presente al più presto.
    auguri, figli maschi, baci perugina, ciao. ao.
     
     
    arghhhhh!!!! alina!!!! ho appena scoperto che Forrest Gump è tratto da un libro!!!!!! ahhhhhhhhhhhhhhh....
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Under pressure,Queen e D. Bowie (e non mi cheidete perchè)
    October 04

    Se nessuno ne parla, allora non esiste

    Se nessuno ne parla, in questa parte del mondo, è come se non esistesse. Che cosa? un massacro dopo l'altro. Dove? Nell'India rurale. Perchè?
    Questo è il bello. Sto cercando di capirlo. Dunque, per ordine. E' una cosa che, a quanto pare, va avanti da più di qualche anno. Come tutti sappiamo, in India ci sono diverse missioni religiose attive, soprattutto nel campo dell'assistenza sanitaria e strutture del tipo di orfanotrofi.
    In India però c'è il complicato sistema della gerarchia in caste, che limita molto la libertà dell'individuo e il concetto di dignità. Un esempio per tutti, i Dalit, i fuoricasta anche detti intoccabili, perchè anche il semplice toccarli o toccare qualcosa che hanno toccato prima loro è cosa più disdicevole del commettere peccato. Questi signori, che contano meno dei macellai e dei conciatori di pelle, sono quelli, ad esempio, che nelle zone in cui non c'è rete fognaria si occupano delle latrine. Ora, chi fa parte di una casta non può ambire a sposarsi con uno di un'altra. ecc.
    Nelle zone rurali, ovviamente, fa anche differenza se nasci femmina o maschio: nel primo caso, infatti, ti mandano a far la serva da qualche parte ed eventualmente puoi anche morire di fame.
    Chiarito il quadro generale, sappiamo benissimo che anche i cattolici (ma non solo, perchè in India, a quanto pare, ci sono numerosissime minoranze religiose, tracui protestanti e altro) non sono stinchi di santi e, come diceva un mio amico stamane, hanno molto da insegnare agli altri su come fare persecuzioni. Ma è abbastanza intuibile che se un gruppo missionario, come Le seguaci di Suor Teresa, ad esempio, mirano la loro azione a cercar di togliere dalla strada povere femmine che hanno la colpa di essere nate femmine, o a costruire strutture sanitarie, creano quella scappatoia, per gli ultimi della gerarchia, che fa loro capire che sono persone, con una dignità e che possono ambire ad esser trattati meglio. Cioè il cattolicesimo lo si potrebbe ben vedere come il naturale processo di dissoluzione delle caste.
    Gli Indù estremisti, d'altro canto, accusano la Chiesa di fare conversioni coatte, soprattutto sui bambini degli orfanotrofi, e organizzano controconversioni di massa (pare, così dicono fonti giornalistiche, a suon di incentivi economici - cioè: li pagano - ma anche, se non basta, di mazzate).
    La Chiesa Indiana controbatte che non hanno mai fatto conversioni coatte. Che quando prendono un bambino in un orfanotrofio pensano a dargli da mangiare, ma se poi quello va dietro a Gesù sono fatti suoi, loro non c'èentrano niente.
    Onestamente, non so dove sia la ragione, la verità in tutto questo.
    Non posso saperlo perchè, sebbene mi sarebbe piaciuto, in India non ci sono mai stata. Però le mie domande sono queste:
    1) perchè l'informazione in Italia, e intendo TV, giornali ecc., è carente su questo argomento e non lo mette in prima pagina?
    2) perchè i pezzi grossi della politica internazionale non dicono niente e assistono senza muovere un muscolo su ciò che sta accadendo in Orissa (regione del nordest)?
    3) perchè neanche la Chiesa in Italia dice niente?
    4) perchè non si può avere una visione meno di parte e più imparziale del fenomeno?
    5) che cosa sta accadendo nel mondo? voglio dire: non vi sembra una reazione reazionaria di massa? Italia vs immigrati, India vs cattolici (che tra l'altro: tutti i bianchi in India vengon presi per cattolici, a precindere), ecc ecc.
     
    linko qui un articolo del 4-09-2008, pescato su Asianews: che vi invito fortemente a leggere. Fino in fondo.
     
    quest'altro è sull'arresto di suore Missionarie della Carità, l'Ordine fondato da Madre Teresa, del 6-09-2008
     
    LA CANZONE DEL GIORNO: Let it be, Beatles
     
    October 02

    Torno a dirvi... cose da marziani

    Salve
    torno a dirvi, dopo giusta assenza causa "altrecosedafare", e nella fattispecie:
    La Festa dei Lettori è andata benissimo; io ho letto due volte e Tea pure. Io il mio articolo di fondo (del numero 1 anno I de Il Sabato del Presidio... fonti ufficiose mi dicono che uscirà in allegato gratuito con Il Paese, appunto in quel di Turi) + un brano da La Storia Infinita, Tea il suo articolo Perchè un editoriale e cosa proponiamo + un brano dal libro di Primo levi che ho scoperto essere bellissimissimissimo Il sistema periodico (ogni capitolo è intitolato e dedicato a ventuno elementi della tavola periodica di Mendelev).
    Gli articoli e l'idea globale dell'editoriale hanno suscitato (non esagero) una standing ovation tanto che io e Tea, sul podio, ci siam guardate: non ci siam dette niente in quel momento, ma sapevamo cosa stesse pensando ciascuna, e ci siam emsse a ridere. E' imbarazzante ma bello vivere queste cose, soprattutto condividerle con le persone che più vicine all'anima non si può. Vicine non in metri, non in grammi, ma in forma.
    La sede del Presidio... ti basta entrare e ti senti meglio. Le persone che abbiam conosciuto...
    Basta che sennò poi mi commuovo... e si commuovono... giuro, c'era gente che piangeva quella sera quando abbiamo letto!!! come sto diventando insopportabilmente zuccherosa... come si vede che la vecchiaia avanza!!!
    E' partita quest'altra avventura. Ora già pensiamo al prossimo numero... abbiamo due temi in ballo, ma prima devo stender perbene gli articoli, nel frattempo vi posto l'articolo strappalacrime.
    Torno a dirvi, ma forse l'ho già detto troppe volte (e la Dichiarazione d'Indipendenza Americana mi trova perfettamente d'accordo): se la felicità è un diritto, ce lo stiamo prendendo sano sano .
    :-D
     
    articolo: "Ma tu da me che vuoi?" - Ovvero cose da marziani

    Che delle persone si riuniscano, a meno che non siano terroristi, è perfettamente ammissibile, legittimo e persino tutelato dalla legge. Ma che delle persone si riuniscano perché hanno una comune passione per i libri, beh, questa diventa già una cosa passibile di scetticismo, quantomeno sulla provenienza dei membri (giustamente presumibili marziani).

    La passione per il libro, invece, ritengo sia una faccenda (come piace dire ai politici) trasversale, che significa che non sia una cosa per pochi eletti, una cosa che per provarla devi far parte di una cricca, una specie di massoneria ermetica agli stessi membri e via dicendo. È, al contrario, una cosa globale, involontaria talvolta, non suscettibile di pregiudizio o categorizzazione a priori. Ha passione per il libro quello che legge solo Harmony, quello che va pazzo per la fantascienza, quello che se in un libro non trova delitti e ammazzamenti sta male, quello che va dietro a Topolino & co. nonostante la veneranda età, e quello che dipende-dall-umore-dal-momento-dalla-copertina-o-bò e bazzica un po’ questo un po’ quello.

    Amare i libri è un po’ come amare la musica o il cinema, con due sostanziali differenze: i tempi e i sensi. Per una canzone, a meno che non sia un brano di classica, tempo massimo cinque minuti e ti togli il pensiero; per un film, a meno che non sia una trilogia da tre ore e passa cadauno, tempo massimo due ore e ti togli il pensiero. Per un libro… è variabile. Ma, attenzione: non tanto in termini ponderali (= lo spessore), quanto in termini di comprensione/riflessione. Ci sono libri in stile fermaporta... pensiamo al Conte di Montecristo, da mille pagine e passa, che a guardarlo da lontano ti viene un coccolone, poi lo cominci a leggere e prima che te ne renda conto l’hai già finito. E ti dispiace pure. Altri invece… mi viene in mente Una storia semplice di L. Sciascia, che, a proposito, semplice non lo era per niente: ci metti un giorno a leggerlo e una vita a cercare di capirlo. Alla fine, un libro si prende il tempo che merita: se la lettura è piacevole, per quanto lo si possa tirar per le lunghe, gli sei persino grato delle ore di sogni ed emozioni che ti regala. Delle cose che non avresti mai immaginato di scoprire e, da allora, sai. La lunghezza non è mai un fattore incisivo o, in qualche modo, favorevole o sfavorevole al giudizio finale o alla leggibilità di un libro; semmai lo è il linguaggio, lo stile, il background… ma questa, come direbbe Michael Ende, è un’altra storia.

    La faccenda dei sensi, invece, si articola in un discorso tutto diverso e affascinante. Una canzone coinvolge principalmente l’udito, talvolta la sfera immaginativa legata alla vista (ti sembra di “vedere” la canzone, una specie di video personalizzato), ed è senz’altro uno dei mezzi comunicativi ed emozionali più forti, subliminali. Un film già si allarga, oltre che all’udito, alla vista, e leva quell’elemento immaginativo di cui sopra. Per intenderci: ti dà la pappa pronta. Fermo restando che ci sono film considerabili capolavori, opere d’arte e quant’altro a tutti gli effetti, dal punto di vista strettamente sensitivo le cose stanno così. Comunque, è anch’esso un mezzo che parla al cuore (quando non parla a qualcos’altro).

    Il libro invece… il libro può parlare a tutti gli organi e sistemi, compreso l’endocrino, e può toccare, a livello immaginativo, tutti e cinque i sensi: se l’autore è bravo e la storia prende, puoi immaginare quei luoghi, per quanto assurdi o lontani possano essere, senti le voci (senza necessariamente farti di stupefacenti!!), puoi avere la percezione tattile di un tessuto o ricordare l’odore o il sapore di qualcosa che ti rimanda ad altre cose… il potere comunicativo di un libro, sul piano del coinvolgimento dei sensi, non ha eguali.

    La passione per un libro è trasversale perché ciascuno di noi, per la propria unicità e peculiarità, ha bisogno di cose diverse. Si chiede ad un libro qualcosa che non è mai perfettamente condivisibile da nessun altro; non solo: quel che si chiede ad un libro, inconsciamente, non resta mai la stessa cosa per sempre. Cambia, come cambiamo noi. Anche il libro, perciò, sembra cambiare ma è un processo virtuale. Mi spiego: vi è mai capitato di rileggere un libro che avete letto da bambini o ragazzi? Vi è sembrato lo stesso? Non è, per caso, cambiato qualcosa? Non c’era, forse, a parte dettagli che non ricordavate, qualche significato su cui non avevate mai riflettuto allora? Le cose che si cercano da bambini non sempre sono le stesse che si cercano da grandi.

    Una buona domanda, allora, da fare ad uno che sostenga di aver passione per i libri, è: perché?

    Giacché ci sono, do la mia personale percezione della cosa: perché sennò non sarei io. Cioè: leggere ti fa vivere emozioni, ti fa conoscere cose anche molto distanti da te, in molti sensi; ti può far conoscere luoghi e culture che non immagini, o rivedere le cose che conosci con occhi diversi, come non le avresti mai immaginate altrimenti. Ti può far ricordare o, cosa grandissima, ti può raccontare. E qui il “ti” è complemento oggetto, non di termine. Non sono forse i libri che sembrano parlare di noi, del nostro vissuto o semplicemente di quel che, anche di sfuggita, talvolta pensiamo, quelli che più ci piacciono, più ci colpiscono, quelli che, insomma, parlano a questo benedetto cuore?

    Un libro, è mia opinione, ti aiuta a capire una grande verità: che ognuno di noi è sì protagonista della storia di se stesso, ma soprattutto comparsa (a livelli alterni) in quelle degli altri.

    Un tempo non dedicato alla lettura non può esistere nell’orologio biologico dell’uomo. Di qualunque genere essa sia. Perché ci sarà sempre il tarlo di quella domanda che solo gli stupidi continuano a farsi anche dopo che hanno capito che non vi troveranno mai una risposta soddisfacente: chi sono? Qual è il mio posto nell’ordine (precostituito o meno) delle cose?

    Un libro, ormai l’avrete capito, per quanto possa esser piccolo, maneggevole e semplice, pone sempre un sacco di domande.

    Forse sarà per questo che agli italiani, brava gente che non vuole fastidi e non ne vuole dare agli altri, non piace molto quellacosaabasedicarta che quando la vedono storcono il naso e la guardano con sospetto, lo sguardo del tipo “Ma tu da me che vuoi?”.

    Riassumendo: un libro esiste di per sé, senza il nostro aiuto. Ha in sé emozioni, storie, evocazioni sensoriali. È una particolare forma di vita autonoma. Non è lui ad aver bisogno di noi per esistere, siamo noi che, dal momento che esiste, abbiamo bisogno di lui per vivere degnamente di questa e di tutte le altre infinite possibili esistenze

     

    ps. se siete arrivati fin qui... siete proprio bravi!!! ahahaha

    cmq: per la serie sognistrani forever: due notti fa ero ad un party con i Beatles (sìsì, proprio JohnPaulGeorgeRingo) e Bob Dylan; ieri con  I Neri per caso(NON LO SO PERCHèè!!!!???) e Judy Dench... 

     

     

    LA CANZONE DEL GIORNO: Make me smile, Steve Harley